5 cose da sapere sulla misteriosa serie teen Skam Italia

Se non siete adolescenti che passano la loro vita fra gruppi di Facebook e storie su Instagram, probabilmente di Skam non avete mai sentito parlare. Eppure è forse il fenomeno televisivo globale più interessante degli ultimi anni. Nata nel 2015 in Norvegia, questa serie tv a metà fra il web e la tv ha conquistato praticamente una generazione di giovanissimi spettatori, che in queste storie si sono letteralmente immersi. La popolarità di questo titolo si è così rapidamente diffusa che, tramite sottotitoli e streaming, anche il pubblico di diversi altri paesi l’ha seguita appassionandosi.
Tanto che ora nel nostro paese arriva su Tim Vision Skam Italia, l’adattamento in salsa nostrana di queste avventure di adolescenti. Le chiavi del successo di questa serie, che online trova già un nutrito numero di fanpage e forum che ne attendono impazientemente l’inizio, sta in una simbiosi fra i vari mezzi di comunicazione, arrivando costantemente su quelli più utilizzati dal target giovanile a cui è rivolta. Dal 23 marzo debutterà quindi online la prima clip ufficiale che darà vita al progetto italiano, ma vediamo intanto di capirne un po’ di più.
1. L’originale norvegese
La serie tv più vista in Norvegia di questi ultimi anni non è stata, come accade praticamente in tutto il mondo, Game of Thrones: è invece appunto Skam, titolo che nella lingua locale significa “vergogna“. Focalizzandosi sugli studenti di un liceo bene del West End di Oslo, racconta in presa diretta i temi che più stanno a cuore ai ragazzi ma senza trattarli in modo paternalistico o scontato: nei vari episodi della serie si è parlato delle difficoltà relazionali, dell’identità sessuale, dei problemi alimentari, di religione, abuso sessuale e altro ancora.
Il coinvolgimento del giovane cast e della produzione, in ogni caso, è stato talmente intenso che nel 2017 si è deciso di concludere l’esperienza dopo la quarta stagione per l’eccessivo carico di stress accumulato. Ma gli appassionati di Skam, superati i confini norvegesi, possono attendersi nuove storie. Caso più unico che raro per una produzione norvegese, infatti, del titolo è già stato fatto un remake in Francia e altri sono in lavorazione in Germania, Spagna, Olanda, e anche negli Stati Uniti dove porterà il nome di Shame e andrà in onda sul servizio video di Facebook.
2. La versione italiana

Sfruttando il successo internazionale e il passaparola spesso frenetico che si è diffuso online, Skam arriva dunque anche in Italia (siamo il secondo paese ad adattarla dopo la Francia) e sarà la prima produzione originale di Tim Vision, la piattaforma di streaming della società di telecomunicazioni. La serie avrà il suo sito dedicato, dove saranno messe a disposizione gratuitamente tutti i contenuti video (in Norvegia con cadenza quotidiana, ed è probabile che anche qui si segua lo stesso modello).
Sarà interessante vedere come le storie dei vari personaggi saranno calate nel contesto italiano: fra i protagonisti della serie, infatti, ci sono stati un ragazzo omosessuale di nome Isak, un altro nello spettro bipolare di nome Even e anche una ragazza mussulmana, Sana, costantemente discriminata per la sua religione e le sue scelte di vita. Nelle piccole clip diffuse finora su Skam Italia s’intravede in effetti una giovane con il velo, dunque probabilmente vedremo applicate molte di queste storie anche alla nostra realtà.
3. La comunicazione virale

Una delle chiavi del successo di questa serie, soprattutto fra il pubblico giovane, è la sua struttura non lineare: all’inizio di ogni settimana viene postato sul sito ufficiale e sui social una clip o un elemento di discussione che poi viene alimentato per tutti i giorni seguenti attraverso altri post, video o stories, che confluiscono poi nell’episodio settimanale.
La serie italiana dovrebbe seguire la medesima impostazione. Il condizionale è d’obbligo perché la scelta precisa dei produttori, così appunto com’è accaduto ogni volta in Norvegia per il lancio di ogni stagione, è quello di non affidarsi a comunicazioni istituzionali come lanci stampa o comunicati: tutto è fatto attraverso il passaparola del web, i commenti sui social e i forum dei fan che nascono spontaneamente.
4. La narrazione interattiva

Un’altra particolarità di Skam è quella di vivere in simbiosi coi social network anche in un altro modo: i personaggi principali della serie, infatti, hanno i loro profili su Facebook o Instagram e vivono come delle persone reali, condividendo foto, scambiando pensieri e interagendo con il pubblico. Attraverso selfie, foto, chat e altri messaggi gli spettatori quindi si immergono nella dimensione della serie come se tutto ciò che si vede sullo schermo avvenisse per davvero.
Ciò è acuito dal fatto che, come in Norvegia, ogni stagione della serie è incentrata su un personaggio principale, di solito colui che porta su di sé la vicenda legata al tema centrale degli episodi. Così è su di lui o lei, ma anche sui personaggi che gli gravitano intorno, che si concentra l’attenzione dei fan online. Pare che nella prima stagione di Skam Italia, esattamente con in quella norvegese, la protagonista primaria sarà una ragazza di nome Eva (interpretata dall’attrice Ludovica Martino); su Instagram e Facebook si trovano profili legati a Eva Brighi, che secondo le fan community italiane sarebbero quelli della ragazza al centro della serie.
5. Il racconto dell’adolescenza

La creatrice della serie, la trentaseienne Julie Andem, l’ha progettata partendo dalla volontà di costruire un prodotto che valicasse i confini del dramma e della sitcom, fondendoli in storie che fossero tenuti assieme da storie il più verosimile possibile dal punto di vista sociale. Per fare ciò, ha tenuto lunghe ed estensive interviste con studenti, in particolari sedicenni, coetanei ciò dei protagonisti degli episodi. L’idea era dunque quella di farsi raccontare in presa diretta cosa interessa e cos’è importante per i ragazzi di oggi.
L’adattamento di Skam Italia è stato condotto in stretta relazione con i realizzatori norvegesi tanto che in un post su Facebook successivamente rimosso, il regista Ludovico Bessegato (già dietro a fiction Rai come Una grande famiglia e Questo è il mio paese) ha raccontato un approccio analogo, citando oltre 100 interviste e 300 provini fra i sedicenni per individuare i temi e i protagonisti da inserire nel cast.
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