Airbnb cambia le regole per combattere le discriminazioni

Airbnb cambia. Dopo le fortissime polemiche dei mesi scorsi sulle discriminazioni nei confronti dei potenziali clienti, a cui viene negato l’affitto in base al colore della pelle, all’età o all’orientamento sessuale, la più grande piattaforma di ospitalità del mondo – presente in 34mila città e 191 Paesi – corre ai ripari. Introducendo delle modifiche che promettono di cambiare non poco l’esperienza di booking.
D’altronde Brian Chesky, Ceo del gruppo, non si è mai tirato indietro e per molto tempo ha ripetuto che sarebbero arrivati dei seri provvedimenti. Fra l’altro ha anche assunto l’ex procuratore generale degli Stati Uniti, Eric H. Holder Jr., come consulente sull’argomento. Adesso quelle novità sono state messe nero su bianco in un rapporto di 32 pagine, nuova Bibbia sul contrasto alla discriminazione, e saranno implementate nelle prossime settimane. A condurre questa sorta di “revisione” è stata Laura Murphy, già a capo dell’ufficio legislativo di Washington D.C. dell’American Civil Liberties Union.
Per esempio, a partire dal primo novembre, gli host dovranno sottoscrivere un documento in cui impegnano a evitare atteggiamenti del genere. Insomma, una nuova policy “più incisiva e dettagliata” che ovviamente impedisce di rifiutare prenotazioni per ragioni di questo tipo.
Sul dato concreto, invece, la piattaforma cambierà algoritmo per ridurre la visibilità delle fotografie di chi fa richiesta di una stanza o di una casa, dando più evidenza ad altre informazioni, e promuoverà ancora di più l’uso della funzione “instant booking”, quella cioè che consente di finalizzare una prenotazione senza il vaglio preventivo del proprietario. L’obiettivo è portare a quota un milione questo tipo di annunci entro il 2017.
Chesky ha inviato una lettera a tutti i proprietari. Nel testo sottolinea appunto i quattro provvediment-chiave. Nel primo impegno, cioè il nuovo “Community Committment”, si legge: “Crediamo che non importi chi sei, da dove provieni o dove viaggi. Dovresti comunque poter far parte della comunità di Airbnb. Unendoti ti impegni a trattare tutti i componenti di questa comunità con rispetto e senza giudizi a prescindere da etnia, religione, origini, disabilità, sesso, identità di genere, orientamento sessuale o età”.
Un’altra novità si chiamerà invece Open Doors e partirà il primo ottobre. Se un ospite da qualsiasi parte del mondo sentirà di essere stato discriminato provando a prenotare un alloggio, avrà subito una cancellazione o si sarà sentito colpito in ogni altra interazione con un host, gli sarà trovato un posto simile dove pernottare su Airbnb o altrove. “Il programma si applicherà anche retroattivamente – ha spiegato Chesky – a tutti gli ospiti che abbiano segnalato discriminazioni in passato. Li aiuteremo a prenotare il loro prossimo viaggio”.
Nel frattempo Airbnb ha anche creato un team specializzato di ingegneri, data scientist, ricercatori e designer che si occuperanno di promuovere appartenenza e inclusione ed eradicare i pregiudizi di ogni origine.
Chiudono il pacchetto i corsi contro i pregiudizi a cui potranno partecipare gli host (chi avrà preso parte lo vedrà in qualche modo segnalato sul suo annuncio). I programmi sono messi a punto con esperti della Harvard Kennedy School of Government e della Lawrence University. “Sono solo i primi passi, non certo la conclusione, dei nostri sforzi per combattere la discriminazione – ha chiuso Chesky – siamo stati lenti su questo argomento ma ora chiedo alla comunità di aiutarci a porci alla guida e tracciare la strada”.
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