Alla fiera di Call of Duty, tra zombie, guerra del futuro e realtà virtuale

Los Angeles — Il Call of Duty Experience 2016 — o come lo chiamano tutti il COD XP — è il più importante torneo mondiale di Call of Duty, sparatutto in soggettiva che ogni anno si ritrova in cima alle classifiche di vendita. La versione su cui si svolge il torneo è Black Ops 3, ovvero il titolo uscito l’anno passato.
L’edizione appena conclusa si è rivelata ghiotta per provare ciò che ci aspetterà fra qualche mese: il nuovo capitolo, Infinite Warfare, il suo spin off Zombie in Spaceland e un’esperienza in realtà virtuale pensata per PlayStation VR. Partiamo con ordine, perché come scoprirete presto, di carne al fuoco ce n’è molta e anche nei prossimi giorni torneremo a parlare di questo evento di tutte le iniziative collaterali che lo hanno animato.
Call of Duty Infinite Warfare: Il Multiplayer

Cominciamo con la portata più ricca: il multiplayer di Call of Duty: Infinite Warfare. Ogni anno Activision e i tre studi che si alternano nello sviluppo di Call of Duty devono affrontare una sfida: dare ancora di più senza esagerare, innovare e conservare, stupire e rassicurare.
Per quest’anno lo sviluppatore Infinitt Ward si è focalizzato su sei differenti specializzazioni chiamate Rig, che possono contare su armi speciali, abilità che si ricaricano col tempo e potenziamenti passivi. Ogni Rig è pensato per esaltare un determinato stile di gioco e ha punti di forza che ne esaltano le caratteristiche. Ad esempio, il Merc, una classe difensiva, può contare su un raggio laser estremamente potente e sulla capacità di recuperare più velocemente quando viene ferito. La classe FTL può invece muoversi velocemente e teletrasportarsi, il Phantom può diventare invisibile per qualche secondo e posizionare uno scudo sulle spalle proteggersi da assalti improvvisi, il Synaptic — una classe molto offensiva — può persino trasformarsi in una sorta di pantera cibernetica e fare  a pezzi i propri nemici con attacco corpo a corpo.

Ogni soldato può anche essere personalizzato con i classici perk, ovvero abilità passive che permetto di muoversi più silenziosamente, ricaricare più velocemente, avere un bonus al danno e così via. Le combinazioni sono veramente molte: secondo Treyarch, senza contare i perk e le armi, sono almeno una sessantina.
Completano l’offerta armi di ogni tipo, divise tra fucili d’assalto, di precisione, pistole, mitra leggeri e armi pesanti. Quest’anno son state anche introdotte della armi e energia che possono ricaricarsi col tempo, fare danni ad area e avere due funzioni. Ad esempio il fucile da cecchino può diventare rapidamente un mitragliatore dalla media distanza, utile quando lo scontro si fa ravvicinato.
Ci sono poi granate di ogni tipo, scudi di energia, droni esplosivi a ricerca, bombe a mano che creano buchi neri in grado di risucchiare i giocatori e altri gingilli molto utili, come il rilevatore di movimento, che mostrerà sulla mappa i nostri nemici.
A questo si aggiunge la possibilità di creare le proprie armi personali, altra grande novità di Infinite Warfare. Vincendo i nostri scontri online potremo infatti ottenere delle ricompense, divise in quattro i livelli di rarità, che col tempo di permetteranno di creare nuove e rarissime armi, dotate di bonus ancora più potenti e design coloratissimi, pensate per chi sul campo di battaglia vuole non solo vincere, ma mostrare il proprio status.
I giocatori più bravi saranno anche in grado di scatenare un vero e proprio inferno sul campo di battaglia, come da tradizione infatti più nemici uccideremo senza morire (le cosiddette “killstreak”) più avremo accesso a bonus speciali, come bombardamenti orbitali, droni di sorveglianza e persino un robottone ipercorazzato, che ovviamente potremo anche controllare.
Activision ha mostrato anche due nuove modalità di gioco: Defender e Frontline, che vanno ad aggiungersi a quelle già viste e riviste. Nella prima le due squadre si contendono un piccolo drone che può essere passato ai compagni e che ogni minuto ricompare in un punto differente della mappa. Vince ovviamente chi ne  mantiene il possesso per più tempo. La seconda è ancora tutta da scoprire.

Le mappe per adesso sono 12 e mescolano situazioni maggiormente ravvicinate con ampi spazi in cui avere la meglio con i fucili da cecchino. Ne abbiamo provate solo un paio: una ambientata in un complesso futuristico ricco di passaggi laterali in cui il ritmo di gioco era relativamente tranquillo e una base lunare piccola e piena di cunicoli in cui invece era praticamente impossibile stare fermi, pena una morte istantanea e rapidissima.
Ecco, se possibile il ritmo di Infinite Warfare ci è sembrato ancora più estremo di quanto visto negli scorsi anni. Per essere veramente “pro” bisogna tenere conto di moltissimi fattori, utilizzare al meglio le proprie abilità speciali, muoversi con fluidità, camminando sui muri e sfruttando i doppi salti, sapere sempre dove si è e da che parte potrebbe arrivare una minaccia e ovviamente avere una buona mira.
Il tutto dev’essere fatto a una velocità assolutamente impensabile per un non esperto, che al massimo si troverà a vedere molto spesso la schermata di attesa prima di tornare in gioco. Un flusso di informazioni incredibili da processare per il nostro cervello e che senza dubbio manderanno in corto circuito i giocatori più stagionati (e con questa definizione ormai si qualifica chiunque impugni un pad dopo i 25 anni).
Ora più che mai Call of Duty: Infinite Warfare sembra un prodotto a cui tutti possono giocare, ma senza dubbio pensato per un’elite di eletti particolarmente bravi, gli stessi che si sfidano o apprezzano gli scontri del COD XP, che sapranno apprezzarne a pieno le sfumature più sottili. Per tutti gli altri il gioco è troppo veloce, troppo estremo. È come guardare uno scontro d’arti marziali tra lottatori velocissimi o, per essere più precisi, una partita di hockey su ghiaccio in cui i giocatori sono sotto anfetamine e possono spararsi con fucili laser.
C’è un inevitabile scollamento tra le nuove leve — che apprezzano il gioco e si esaltano tra headshot, corse sui muri e droni esplosivi a ricerca — e chi magari ha iniziato a giocare prima ancora che uscisse il primo Call of Duty. È lo stesso motivo per cui vostro nonno non è su Facebook o faticate a capire cosa ci veda vostro figlio negli youtuber ed è anche giusto che sia così. Così come il mondo è diventato più complesso, la stessa cosa è successa COD e per stupire e mantenere il pubblico sulla corda devi alzare sempre di più l’asticella e pazienza se i più stagionati si sentono obsoleti.
Zombie nello Spazio

Ormai è tradizione che ogni capitolo di Call of Duty sia accompagnato da uno spin off cooperativo a tema non morti, quest’anno abbiamo Zombie in Spaceland, ovvero un’edizione particolarmente colorata e fuori di testa che riprende grafiche, sensazioni e personaggi degli anni ’80. Le grafiche sono un misto di neon e hi-tech, i personaggi ricordano Cindy Lauper, un partecipante del Breakfast Club, un tipico abitante del Bronx e un bambino che avrebbe potuto far parte dei Goonies.
Per quanto riguarda il gioco, la versione che abbiamo provato ci chiedeva di liberare un parco divertimenti a tema fantascientifico, Zombie in Spaceland per l’appunto, sopravvivendo in quattro contro ondate e ondate di zombie sempre più veloci e numerosi. Ogni uccisione ci garantisce dei soldi con cui possiamo comprare nuove armi, mentre col tempo possiamo lanciare alcune abilità speciali che ci rendono la vita più semplice. Ad esempio, possiamo far si che i prossimi 10 zombie che ci toccano prenderanno fuoco, oppure avere granate infinite per 30 secondi, o magari rallentare tutti i non morti per qualche secondo ed eliminarli con facilità.
I soldi servono anche per sbloccare nuove aree della mappe e trovare passaggi segreti, zone bonus con armi migliori e così via. Nel complesso si è rivelata un’esperienza abbastanza divertente, ma forse un po’ monotona. Tolti alcuni zombie clown particolarmente veloci e inquietanti, per il resto le varie ondate sono abbastanza facili da eliminare e quasi mai hanno rappresentato una seria minaccia. È bastato rimanere sempre in gruppo e scaricare tonnellate di piombo su tutto ciò che camminava in maniera strana. A parziale discolpa, ci sorge il dubbio che la difficoltà della demo fosse volutamente tarata su un livello particolarmente basso, per garantire a tutti un’esperienza piacevole.
Jackal VR Experience

No, non è come pensate. Non è una simulazione virtuale in cui vi ritrovate a urlare frasi in napoletano fuori da un balcone. In questa esperienza virtuale dovremo invece pilotare i caccia Jackal che faranno parte delle sessioni più “spaziali” di Call of Duty: Infinite Warfare. La campagna single player infatti alternerà sezioni di FPS “classico” con momenti in cui ci ritroveremo a duellare nello spazio contro stormi di nemici e enormi astronavi madre.
La sessione di prova è iniziata entrando in un container, dove un personaggio vestito da pilota di caccia ci ha illustrato i rudimenti del caccia Jackal. Per muoversi basta usare la levetta destra del pad, mentre la sinistra regola la velocità. Il tasto dorsale destro comanda le mitragliatrici, mentre quello sinistro i missili a ricerca, i quali si basano sul nostro sguardo. Dunque, per agganciare un bersaglio bisognerà guardare l’astronave nemica per qualche secondo, ovunque essa sia attorno a noi.
Dopo le spiegazioni è arrivato il momento dell’azione, siamo quindi andati in un altro container, dentro il quale ad attenderci c’era una vera e propria riproduzione del cockipt di un Jackal, un pad, un paio di cuffie e PlayStation VR. Il gioco in sé è abbastanza simile a Eve Valkyrie, ovvero uno dei primi titoli disponibili per Oculus Rift — fondamentalmente non è altro che un piccolo progetto laterale pensato per espandere ancora di più l’esperienza di Call of Duty e offrire qualcosa di più ai possessori di PlayStation 4. Quest’anno infatti Activision è legata a Sony per il lancio del gioco, dunque ogni eventuale espansione uscirà prima per PS4 e per le eventuali console che verranno annunciate a breve.
Terminata la nostra sessione  — circa 20 minuti in cui siamo passati dallo sparare a rottami fermi a scontri galattici su vasta scala, con tanto di gigantesche astronavi dotate di mega-cannoni laser — è arrivato il momento di tornare alla realtà. In sé è per sé questa piccola esperienza virtuale non è niente di trascendentale, ma visto che sarà gratuita per chi acquisterà la versione PS4, di certo non ci lamentiamo.
Adesso non resta altro da fare che fare una passeggiata nel viale dei ricordi è provare la versione remaster di Modern Warfare, storico sparatutto del 2007.
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