AlmaLaurea, i laureati in Italia guadagnano meno e non trovano lavoro

L’edizione numero 19 del rapporto è stata redatta con indagini svolte in 71 università sulle 74 iscritte al Consorzio AlmaLaurea che hanno permesso di misurare la formazione di 270mila laureati nel 2016, tra i quali 156mila di primo livello, 79mila nei percorsi magistrali di due anni e 34mila laureati a ciclo unico.
Un rapporto che fotografa, confrontandola con le precedenti edizioni, una situazione lievemente migliorata per quanto riguarda il tasso di occupazione, aumentato del 2% circa per le lauree triennali e di un punto percentuale per quelle magistrali biennali. Una condizione che il report saluta come uno dei segnali “modesti, che attendono conferma nei prossimi anni, ma che lasciano la speranza per un futuro più roseo” .
Queste le uniche note positive e condivisibili, che però vanno contestualizzate nel presente, soprattutto alla luce dei pessimi numeri conseguiti negli anni passati in tutto il Vecchio Continente, alle prese con la crisi economica. Un aumento sensibile delle possibilità dei laureati di trovare impiego in tempi ragionevoli non ci riconduce ai livelli pre-crisi e, al contrario, sembra essere ancora un campanello di allarme in piena attività.
Lo confermano i dati che l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha reso noti proprio durante le ultime ore e il cui verdetto è lapidario in almeno due considerazioni. L’Italia è il Paese del G7 in cui i lavoratori laureati che svolgono impieghi di routine supera quella di chi fa lavori non di routine e, per quanto riguarda le competenze in lettura e matematica i nostri laureati sono 26esimi tra i 29 paesi Ocse.
Non c’è un allineamento reale, secondo l’Ocse, tra la formazione dei lavoratori e la professione che svolgono, il 35% della popolazione attiva fa un lavoro non attinente al proprio percorso di studi, l’11,7% ha invece competenze in eccesso e il 18% rientra nella categoria dei sovra-qualificati. A questi si devono aggiungere il 6% che ha competenze inferiori a quelle richieste dalla professione che fa e il 21% è del tutto sotto-qualificato.
L’Ocse lamenta uno scarso allineamento tra percorso formativo e professioni svolte dagli italiani, il rapporto AlmaLaurea lamenta un calo degli occupati nei posti ad alta specializzazione.
Il rapporto AlmaLaurea mostra altre criticità, su tutte quelle dell’impiego. A un anno dalla laurea, il 20% di chi ha seguito il percorso magistrale non ha un lavoro (ed è un dato leggermente migliore di quelli rilevati negli anni precedenti), l’11% un lavoro non lo ha trovato neppure nei tre anni seguenti la laurea.
L’Ocse parla di un divario di oltre un anno scolastico tra studenti del Nord e del Sud, con gli studenti di Bolzano che si distinguono al punto di raggiungere le posizioni alte delle classifiche internazionali, mentre AlmaLaurea confina le differenze di preparazione al background degli studenti, tracciando parallelismi tra le loro scelte liceali.
Infine l’aspetto retributivo, fotografato dal report AlmaLaurea. Lo stipendio medio di un laureato che ha seguito un ciclo triennale è di 1.104 euro che diventano 1.153 euro netti per chi ha seguito un corso biennale. Un dato in lieve crescita (+2%) rispetto all’anno precedente ma pesantemente deficitario rispetto al 2007, quando i primi percepivano 1.290 euro netti mensili e chi aveva scelto un percorso biennale 1.299 euro. Diminuzioni rispettivamente del 23% e del 20%.
La prima conseguenza di ciò è la predisposizione di un laureato su due (il 49%) a lasciare l’Italia per svolgere la propria professione.
 
The post AlmaLaurea, i laureati in Italia guadagnano meno e non trovano lavoro appeared first on Wired.




Leggi la notizia completa