Brasile, dopo le Olimpiadi il caos

FULLSCREEN sfoglia la gallery Rio de Janeiro (foto: Marco Raccichini)Cristo Rei – Rio de Janiero (foto: Marco Raccichini)Copacabana – Rio de Janeiro (foto: Marco Raccichini)Copacabana – Rio de Janeiro (foto: Marco Raccichini)Rhoda de Samba – Rio de janiero (foto: Marco Raccichini)Rio de Janeiro (foto: Marco Raccichini)Salvador de Bahia – nuova area di sviluppo (foto: Marco Raccichini)Polo petrolchimico di Camaçari (foto: Marco Raccichini)Fabbrica di prodotti chimici – Camaçari (foto: Marco Raccichini)Polo petrolchimico di-Camaçari – stabilimento Ford (foto: Marco Raccichini)Favela di Salvador de Bahia (foto: Marco Raccichini)Favela Rocinha – Rio de Janeiro (foto: Marco Raccichini)Favela di Salvador de Bahia (foto: Marco Raccichini)Favela di San Paolo (foto: Marco Raccichini)Favela rocinha – Rio de Janeiro (foto: Marco Raccichini)Favela di Novos Alagados, Salvador de Bahia (foto: Marco Raccichini)Baia di Guanabara (foto: Marco Raccichini)Foresta amazzonica (foto: Marco Raccichini)Foresta Pluviale (foto: Marco Raccichini)Mata atlantica (foto: Marco Raccichini)Salvador de Bahia (foto: Marco Raccichini)Passata la sbornia Olimpiadi, il Brasile torna a leccarsi le ferite. A cominciare da quelle politiche. Il Senato ha votato l’impeachment della presidente Dilma Rousseff, già precedentemente sospesa. I voti sono stati 61 favorevoli e 21 contrari. Ne bastavano 54, i due terzi degli 81 senatori. Il Brasile ha così un nuovo presidente: Michel Temer, fino al 30 agosto ad interim, che ora resterà alla guida fino al 2018. Una decisione che divide la nazione, e durante i lavori in Parlamento si sono registrati diversi scontri tra forze dell’ordine e gruppi di sostenitori di Rousseff.
Il nuovo presidente del Brasile, Michel Temer
Nell’appello iniziale l’ex presidentessa aveva professato la sua innocenza, parlando di golpe e indicando come responsabili il neo presidente, l’ex presidente della Camera Eduardo Cunha e i vertici ultra conservatori: “Quello che sta accadendo, quello si sta cercando di nascondere, è il tentativo di cacciare un governo liberamente eletto”, aveva affermato senza mezzi termini: All’accusa di aver commesso un reato amministrativo violando la legge di bilancio (per l’articolo 85 della Costituzione è motivo per l’impeachment) per nascondere il deficit, si era difesa dicendo che in realtà erano aggiustamenti nelle spese che rientravano nel tetto già votato dal Parlamento.
L’ex presidente Dilma Rousseff
Anche l’ex presidente Lula da Silva l’aveva difesa ai microfoni dei giornalisti, sostenendo che“per l’impeachment sono necessari crimini e misfatti di un certo livello, e lei non ne ha compiuti”. Coinvolto nello scandalo Petrobras , il più grande dello stotria recente del Brasile, secondo la procura Lula sarebbe stato al centro dell’organizzazione che gestiva i finanziamenti illeciti. L’inchiesta, denominata Lava Jato (autolavaggio), non vedeva invece tra gli indagati la Rousseff, ex presidente del consiglio d’amministrazione della Petrobras, ministro dell’Energia del governo Lula dal 2003 al 2005 e capo del gabinetto al momento dei fatti contestati. Abbastanza, secondo l’accusa, per considerarla a conoscenza dei fatti e probabile beneficiaria di fondi illeciti per le campagne del 2010 e del 2014.
Prima di quest’ultimo colpo, Dilma aveva comunque già perso molta della sua popolarità. L’economia del Brasile sotto il suo governo era entrata in crisi e le frange più povere non credevano più alle promesse della prima presidentessa della loro storia. Ma a bruciare dietro la poltrona, di continuo, era soprattutto il fiato sul collo dei suoi avversari, messi all’angolo per 13 anni grazie a quattro elezioni vinte dal Partito dei Lavoratori. Avversari che a ogni occasione gli rinfacciavano la disastrosa situazione economica.
Gli stessi – oligarchi, finanzieri, conservatori e ultra nazionalisti – che vedono la possibilità di tornare al comando. Al contrario di quello che avviene in altri Paesi, in Brasile con l’impeachment non resta infatti al potere lo stesso partito. Il presidente Michel Temer non fa parte del Worker’s Party. È un centrista alleato con il partito di destra, il Psdb, che vorrebbe un aumento delle privatizzazioni, seguito dal taglio delle tasse e dei programmi sociali. Anche nella politica estera, spinto dai conservatori, il nuovo presidente potrebbe decidere di abbandonare le attuali alleanze e avvicinarsi agli Stati Uniti, per accontentare il potere finanziario che ha bisogno di Wall Street.
Ma quello che tutti si chiedono è: riuscirà Temer a risollevare il Paese? Se il futuro politico è incerto, quello economico spaventa. La nazione si trova in crisi, l’inflazione e la disoccupazione sono in continuo aumento. Dopo la contrazione del 3.8% dello scorso anno, il credito brasiliano è stato declassato a BB dall’agenzia di rating Standard & Poor’s. Gli oppositori della Rousseff hanno impugnato proprio questi risultati per mostrare il suo fallimento al popolo, incoraggiati anche dal mercato monetario che ha visto un trend in salita dopo le news sul suo possibile allontanamento. Come se non bastasse, le imprese sotto accusa per il giro di tangenti nell’inchiesta Lava Jato sembrano aver gestito il 73% dei 37,6 miliardi di real stanziati per le Olimpiadi.
Ma c’è anche il rischio che il fallimento politico possa aggravare la situazione, soprattutto in quelle aree critiche come gli ospedali di Rio, già sotto a un livello accettabile per mancanza di personale, medicinali e soldi per la gestione. O come le scuole pubbliche, considerate a livello internazionale tra le peggiori, e teatro di continui scontri tra studenti e forze dell’ordine durante le occupazioni. A pesare tra i problemi della nazione, c’è anche la criminalità, che aveva già preoccupato gli atleti durante i Giochi, e che in qualche modo era stata arginata. In questi anni sembra tornata ai massimi livelli e la polizia è incapace di fronteggiarla, nonostante un uso smodato della forza: secondo studi di Amnesty International sono oltre 2500 le sue vittime da quando Rio è stata scelta come sede delle Olimpiadi.
Altro argomento che non cessa di essere al centro del dibattito è l’ambiente, con catastrofi ecologiche come quella della diga del Fundão, che ha diffuso i rifiuti minerari della Samarco a Mariana e nella valle del Rio Doce, e che influirà per decenni sulla natura e sulla vita umana di una vasta regione che va dall’interno di Minas Gerais alla costa dello Spirito Santo. L’ambiente è il cavallo di battaglia politico, insieme al problema dell’Amazzonia, di Marina Silva, l’avversaria della Rousseff alle ultime elezioni. Nel 2018 ci potrebbe riprovare.
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