Burocrazia digitale, la ricetta per semplificare del team Piacentini

Diego Piacentini, ex numero due di Amazon, ora guida il team per la trasformazione digitale della presidenza del consiglio dei ministriLo slogan è: meno codici più codice. Ossia, tradotto dallo slang del team per la trasformazione digitale della presidenza del consiglio dei ministri, guidato dall’ex numero due di Amazon, Diego Piacentini, meno leggi e più software. Ridurre la sovrapproduzione di leggi e leggine, tipica della pubblica amministrazione italiana, e ottimizzare i processi burocratici. E non solo: togliere una serie di pratiche “automatiche” dalle mani degli impiegati pubblici e affidarle alle macchine. Meno timbri, in questo caso, più bit.
Il punto di partenza è la correzione del Codice dell’amministrazione digitale (Cad), come scrive l’avvocato Guido Scorza, che per il team si occupa di affari regolamentari nazionali ed europei. Il Cad entra in vigore undici anni fa, il primo gennaio 2006 ed è composto da novantuno articoli. Il suo obiettivo è unificare le procedure digitali degli uffici pubblici. Tuttavia, secondo Scorza, le riforme “hanno inesorabilmente compromesso, negli anni, la struttura originaria del testo”. Si contano oltre duecento interventi sul testo, dal 2006 al 2013.
Ora il team di Piacentini ha il compito di fare del codice quello che Scorza immagina come una “Carta della cittadinanza digitale”. La ricetta si articola in tre punti. Primo: “Vorremmo rendere il codice un testo più accessibile e facile da leggere, cancellando le disposizioni che non servono perché ribadiscono l’ovvio, semplificando, ogni volta che è possibile, il linguaggio senza sacrificarne il rigore e, razionalizzando la struttura”. Scorza immagina un codice con “principi e diritti di cittadinanza digitale” condensati nei primi dieci articoli e di cancellare almeno una dozzina di articoli.
Secondo punto: meno regole.“Vorremmo deregolamentare quanto più possibile, rendendo le previsioni di legge tecnologicamente neutre – precisa Scorza – e centellinando le regole tecniche perché nessuno, nel 2017, è in grado di dire quale sarà, tra due mesi, la tecnologia migliore per risolvere un problema e non possiamo permetterci il lusso di tenere il Paese ancorato al passato”. Per questo il team digitale conta di sostituire gli attuali decreti integrativi, “con dozzine di regole tecniche”, con linee guida “adottate dall’Agenzia per l’Italia Digitale all’esito di una consultazione pubblica e destinate a essere pubblicate sul sito istituzionale della stessa agenzia, così da essere periodicamente aggiornate senza farraginosi processi normativi”.
Terzo: “Vorremmo individuare per ogni previsione e per ogni obbligo imposto a carico di cittadini, imprese e amministrazioni una o più soluzioni tecnologiche, facili da usare, accessibili e a portata di mano per fare in modo che il Codice contribuisca a risolvere problemi”, osserva l’avvocato. L’esempio, in questo caso, riguarda la scelta del domicilio digitale per imprese, cittadini e professionisti. Scorza anticipa che il team Piacentini sta lavorando in tandem con il Dipartimento della funzione pubblica a “una soluzione moderna, tecnologicamente neutrale e aperta, semplice da usare e destinata a non soffrire dello scorrere del tempo”.
Oltre al Cad il team Piacentini è a caccia dei bug nel sistema digitale degli uffici pubblici. Dopo il codice la riforma toccherà le regole tecniche per “riscriverle in maniera moderna, renderle agili, accessibili, comprensibili a chi è chiamato a tradurle in bit come un manuale di istruzioni”. Nel dettaglio Scorza immagina che le regole di dettaglio siano tradotte in bit, “le convenzioni per lo scambio dei dati tra amministrazioni in Api [Application Programming Interface], i procedimenti amministrativi nei quali l’attività discrezionale dell’amministrazione è assente o modesta, trasformati in processi machine to machine più efficaci e più democratici”.
In futuro, quindi, il team digitale punta a sottrarre una serie di pratiche agli impiegati pubblici. “I procedimenti amministrativi a zero discrezionalità dovrebbero essere standardizzati e automatizzati, traducendo la modulistica in bit e affidandone la gestione alle macchine”, precisa Scorza: “Aprire un negozio a Bolzano o a Rionero in Vulture richiederà lo stesso tempo, gli stessi documenti e parità di trattamento. Oggi, purtroppo, non è così”. Un domani, al posto di decine di documenti, il team digitale immagina “solo un testo, in digitale, condiviso tra i diversi uffici competenti e nel quale, chi ne ha competenza e responsabilità, si fa riconoscere dal sistema, annota, commenta, propone una modifica o corregge”.
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