“Capacità di calcolo decentrata e strategia ibrida”, la ricetta di Meg Whitman per accelerare verso il futuro

(Foto: Andrew Burton/Getty Images)“Siamo in una fase di profonda rivoluzione digitale, quindi ogni azienda dovrebbe dotarsi di strumenti che le permettano di reagire al cambiamento in corso”. Sono le parole pronunciate oggi da Meg Whitman, numero uno di Hewlett Packard Enterprise (Hpe), intervenuta oggi a Bologna.
In un momento storico in cui le aziende possono sopravvivere grazie alla tecnologia, oppure morire per colpa della tecnologia stessa, è fondamentale anticipare le nuove tendenze e capire verso quale futuro sta evolvendo il digitale.
Per creare la prossima generazione di esperienze digitali, come per esempio le automobili che guidano da sole, “dobbiamo avere sistemi che riescano a capire in tempo reale che cosa sta accadendo”, ha spiegato Whitman. Questo si traduce in due aspetti: il primo, più ovvio, è che in futuro avremo a che fare con molti più dati. Si stima, tanto per dare qualche numero, che ogni automobile a guida autonoma produrrà ogni giorno una quantità di dati dell’ordine del terabyte, e che entro il 2035 un quarto delle automobili sarà self driving.
Il secondo punto riguarda invece il luogo fisico in cui dovrà avvenire l’elaborazione dei dati. La rapidità richiesta nelle analisi fa sì che non si possa più pensare di lavorare sui dati solo nella struttura centrale (core), ma al contrario sarà sempre più importante elaborare le informazioni in diretta, nel luogo stesso in cui vengono raccolte, ossia alla periferia (edge) del sistema informatico. “Ecco perché la capacità di calcolo dovrà essere decentrata”, ha ribadito con forza Whitman, “e prevediamo che già entro il 2019 oltre il 40% dei sistemi di analisi dati sarà operativo alla periferia”.
Resta poi la questione di come portare un’impresa a una trasformazione digitale senza creare discontinuità con il modello aziendale precedente. “La risposta, per come la vedo io”, ha chiarito Whitman, “è un insieme di innovazione ed esperienza, in cui ci si adatta al preesistente generando sistemi tecnologici ibridi. Una scelta condivisa dal 63% delle aziende che stanno affrontando la trasformazione digitale”.
(Foto: Gianluca Dotti/Wired)Qual è dunque il primo passo che un’azienda deve affrontare, nella pratica? “Dotarsi di un’infrastruttura adeguata“, ha chiarito la Ceo, “e osservare con attenzione le iniziative dei concorrenti e delle nuove realtà imprenditoriali che ogni mattina introducono nuove piccole rivoluzioni”. Partire senza l’adeguata base tecnologica, in sostanza, preclude già dall’inizio le possibilità di sviluppare servizi innovativi. “Basta pensare, come esempio, ai tassisti di Chicago con Uber, per capire come il ritardo nell’infrastruttura di comunicazione si traduca nell’impossibilità di stare al passo con la concorrenza”.
Con uno sguardo al futuro, Whitman ha sottolineato come avremo sempre più a che fare con sistemi intelligenti, capaci di prendere decisioni in autonomia, e ha ribadito l’importanza di essere sempre più veloci nel trasformare le idee in prodotti. Ma soprattutto ha fatto emergere il valore della formazione digitale: “questa rivoluzione è enorme, ma per reagire nel modo giusto la cultura è molto più importante della tecnologia. E questo vale a maggior ragione per l’Italia, che è una delle principali manifatture europee e dunque vivrà con la digitalizzazione una metamorfosi fondamentale del proprio tessuto imprenditoriale”.
L’intervento di Whitman si è inserito nel corso di HPE Reimagine 2017, l’evento che fa parte di un tour internazionale organizzato da Hewlett Packard Enterprise e Intel per parlare di innovazione strategica e tecnologica. Nel corso della giornata, che ha visto anche l’intervento del direttore di Wired Italia Federico Ferrazza, si è parlato non solo di trasformazione digitale e intelligenza artificiale, ma anche di Internet delle cose, realtà aumentata e big data.
Tra gli intervenuti, l’amministratore delegato di Hpe Italia Stefano Venturi ha ribadito quanto sia cruciale sviluppare nuovi servizi attraverso un processo di creazione condivisa che riguardi anche le singole aziende, quelle che poi dovranno offrire i servizi ai propri clienti.
Maurizio Riva, country manager di Intel Italia, ha invece sottolineato l’importanza per il futuro delle nuove reti di connessione 5G, che dovrebbero ulteriormente dimezzare i temi rispetto al 4G, ma anche della realtà virtuale che – nonostante al momento sia limitata ai videogiochi – ha un futuro anche nel mondo industriale.
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