Ci ho provato, ma è stato impossibile trovare un senso al film sui CHiPs

C’è qualcosa di molto ironico nella maniera in cui in questi anni di splendore della produzione televisiva il cinema prende in giro i miti e le icone della stagione precedente.
A partire dal 2004 (che tra le altre cose era anche l’anno dell’inizio di Lost), da quando Ben Stiller e Owen Wilson (sotto l’egida di Todd Phillips) hanno trasformato l’ennesimo remake in un’occasione per prendere in giro un’epoca e un certo stile ormai fuori moda con Starsky & Hutch, quasi tutti i “ritorni” delle serie tv anni ‘70 o ‘80 sono stati all’insegna della parodia, del grottesco e del gioco metatestuale.
Sebbene già nel 1987 La retata rifaceva in versione ironica Dragnet, è a partire da Starsky & Hutch che il ritorno delle vecchie serie tv al cinema si è macchiato di uno sguardo non solo ironico ma anche nostalgico, come una rimpatriata tra amici. Insomma girare un film comico che rida non tanto dei suoi personaggi (come sempre fanno i film comici) ma dello stile e delle consuetudini di quei personaggi nelle loro serie d’appartenenza.
Dopo 13 anni di ciò arriva CHiPs, la più stanca, stiracchiata, svogliata e puerile di tutte le rievocazioni. Meno di un mese fa Baywatch aveva mostrato un atteggiamento più bilanciato, portando quel che era sempre sembrato ridicolo della serie originale in un film tutto metatesto, cercando di imitare il successo e l’apice di 21 Jump Street (un film, quello sì, davvero memorabile per capacità di lavorare a due livelli e sfruttare l’occasione di un remake per fare un film a sé, totalmente originale, solo fintamente piegato sul passato), ora invece CHiPs sembra arrivare da un’altra era tanto è svogliato.
Proprio la trasformazione che abbiamo vissuto delle serie tv da prodotti autoconclusivi, un po’ infantili e buoni per puro escapismo in grandissimi racconti-fiume, operazioni raffinate che puntano sulla complessità e ambiscono al pubblico più esigente, è quello che autorizza il cinema a ridere del passato della tv, a prendere in giro tutto quello che guardavamo, a cui credevamo e che, in un certo senso, guardiamo con affetto.
In questa dimensione CHiPs poteva essere un’ottima occasione per lavorare su qualcosa di abbastanza ridicolo, così fedele alle regole, così compiaciuto dell’esaltazione della polizia di strada, così assurdamente patriottico e levigato. Di tutte le serie quella di Poncharello e soci era la più patinata, tutta sorrisi e immacolati finali.

Invece il film scritto, diretto e interpretato da Dax Shepard è la copia della copia della copia della copia di tutti gli altri film sul genere. Concepito con il minimo sindacale dell’inventiva e il massimo della pretesa che, esagerando, si possa raggiungere la parodia efficace, CHiPs non ha niente di quello sguardo nostalgico-ironico che l’operazione promette.
Benché tutto si fondi su una scelta di casting centrata, cioè aver preso Michael Peña nel ruolo di Poncherello, un bruttino nella parte di un bello che tutti, inspiegabilmente, trattano come affascinante, in realtà dei CHiPs in questo film non c’è nulla. C’è la pretesa di prendere in giro la serie ma tutto è fatto senza davvero provare a rievocare le atmosfere o le idiosincrasie.
Commedia d’azione piena d’esplosioni e di allusioni sessuali in cui si spara e ci si lancia in azioni spericolate tanto quanto si parla di andare di corpo o si mostrano tette, CHiPs non ha il senso di Baywatch (che prende in giro le reali allusioni della serie tv) né ha la capacità di graffiare e rovinare qualcosa di mitologico come faceva Dragnet (che ribaltava l’esaltazione dell’efficienza e della correttezza della serie).
Si dirige con un sorriso scemo stampato in faccia verso una serie di situazioni che probabilmente in sede di sceneggiatura dovevano davvero sembrare divertenti, ma che nel film fatto e finito non lo sono per niente.
Anche un gigante come Vincent D’Onofrio, sottosfruttato facendogli copiare il ruolo di gigante spaventoso che ha in Daredevil, non riesce ad incidere. Talmente poco è pensato questo film, che pure la presenza di un attore fantastico (ma del resto anche Peña, altrove, è stato fortissimo) non conta nulla e anzi sembra che il poco ritmo, le scempiaggini e le battute non divertenti ne annullino la forza.
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