Come funzionerebbe oggi la fabbrica di cioccolato di Willy Wonka

Una barretta di cioccolato Wonka per il 40esimo anniversario della pellicola (foto: Getty)Nel calderone di marchi acquisiti oltreoceano lo scorso gennaio da Ferrero c’è anche la Willy Wonka Candy Company. Un nome un programma. Willy Wonka è il bizzarro e imprevedibile proprietario della fabbrica di cioccolato al centro del romanzo di Roald Dahl Charlie and the Chocolate Factory. Ma le azzardate sperimentazioni dolciarie di Willy Wonka sugli Oompa Loompas poco hanno a che fare con il moderno mercato del cioccolato, le cui dinamiche più si avvicinano allo stile spregiudicato dei broker di Wall Street. Quella del cioccolato è un’industria globale il cui valore, secondo gli analisti di Markets and Markets, raggiungerà i 131,7 miliardi di dollari entro il 2019.
La fabbrica di Wonka è un luogo di stravaganti innovazioni, in cui i naturali principi di chimica e fisica vengono sovvertiti. Nel romanzo il magnate del cioccolato e delle caramelle si cimenta nell’inventare dolcetti sempre più zuccherini, ma se dovesse misurarsi con i consumatori di oggi, non avrebbe vita facile per via dei cambiamenti di gusto. Secondo Euromonitor le vendite globali di cioccolato sono cresciute meno del 2% nel 2017, meno della metà rispetto al 2016. In tutto il mondo, i consumatori attenti alla salute stanno riducendo l’acquisto di prodotti dolciari e la “guerra allo zucchero” sta obbligando tutti, dai commercianti di cacao grezzo ai produttori di cioccolato, a ripensare i loro modelli di business. Anche Wonka dovrebbe contenere il suo entusiasmo dolciario.
L’unica eccezione riguarda le feste. Una ricerca di Mintel mostra che le vendite di cioccolato in occasione di celebrazioni, come la Pasqua, sono in crescita. Nel 2016, circa il 28% dei lanci stagionali a livello mondiale sono stati posizionati per Pasqua, segno dell’intramontabile popolarità di uova e coniglietti al cioccolato. In Italia la Cna stima per le feste imminenti una spesa di 230 milioni di euro. Per Wonka sarebbe l’occasione perfetta per lanciare le visionarie creazioni dell‘Inventing room.
Gene Wilder interpreta Willy Wonka nella prima versione cinematografica del romanzo di Dahl (foto: Getty)L’impossibile Loompaland
Quasi tutto il cacao mondiale è coltivato nei paesi in via di sviluppo nelle zone tropicali dell’Africa occidentale. Le piante di cacao richiedono clima umido e ombra. Un ambiente simile alla giungla di Loompaland, il paese in cui il Willy Wonka scova gli Oompa Loompas. Tuttavia nella terra natale degli aiutanti di mister cioccolato il cacao scarseggia, tanto che il fantasmagorico riesce ad assoldare la tribù promettendo “fave di cacao a ogni pasto“. L’anno scorso il prezzo è crollato e Wonka avrebbe avuto gioco facile a promettere montagne di cacao ai suoi aiutanti.
Il cacao passa attraverso listini, prezzi, licenze e fondi sulle materie prime. Il calo della domanda e la tendenza guidata dagli Stati Uniti verso spuntini più salutari hanno reso difficile la vita dei produttori. L’anno scorso nei paesi africani il crollo del prezzo ha allungato ombre sull’economia locale. Ma anche una fabbrica di cioccolato come quella di Wonka dovrebbe stare sul chi va là.
Nel 2007 Forbes inseriva l’azienda tra le 25 compagnie immaginarie più grandi. La Wonka era al gradino numero 15 con 21 miliardi di di dollari di profitti. Tre miliardi in più di Mars Wrigley, che con i suoi 18 miliardi di dollari di vendite è per l’International cocoa organization la più grande azienda di cioccolato al mondo. L’italiana Ferrero si piazza al secondo posto. Lo scorso gennaio l’azienda dolciaria di Alba ha annunciato un accordo da 2,8 miliardi di dollari per l’acquisto di venti marchi statunitensi di Nestlé, tra cui Butterfinger e Baby Ruth. L’ultimo bilancio, chiuso al 31 agosto 2017, ha raggiunto i 10,5 miliardi di euro di fatturato.
Gene Wilder sul set de “La fabbrica di cioccolato” (foto: Getty)Soldi, cioccolato e Cina
Il nesso tra cacao e denaro è antico. Già i maya e gli aztechi usavano le fave come mezzo di pagamento. E oggi il paese cassaforte per antonomasia, la Svizzera, è anche sinonimo di cioccolato. Vanta il maggior consumo pro capite al mondo, quasi dieci chili, da far impallidire persino Wonka. Il primato svizzero è legato a un’invenzione che sarebbe piaciuta a Wonka: il cioccolato al latte, nato alla fine del XIX secolo per far fronte a un surplus di latte dagli allevamenti di montagna. In termini di vendite, tuttavia, vincono gli Stati Uniti. Nel 2016 le famiglie americane hanno consumato la spettacolare cifra di 1,3 milioni di tonnellate di cioccolato. 
Se però la fabbrica di cioccolato dovesse scommettere su un nuovo mercato, quello è la Cina. Wonka dovrebbe copiare Barry Callebaut, il più grande produttore al mondo di cioccolato per i clienti commerciali. La compagnia di Zurigo ha pianificato di ampliare la sua produzione, costruendo due nuovi impianti in Cina nei prossimi cinque anni. Secondo la società di ricerche di mercato Ebrun il mercato del cioccolato nel Paese di mezzo dovrebbe aumentare a 6,2 miliardi di dollari entro il 2020.
Date le prospettive di crescita, probabilmente oggi Willy Wonka farebbe sì che almeno uno dei tanto desiderati biglietti dorati finisse nelle mani di un bambino cinese. Riconoscendo il potenziale di crescita, per anni le compagnie dolciarie internazionali hanno avuto il loro da fare per trasformare i cinesi in chocoholics, un’impresa non da poco in un paese la cui cultura alimentare è così legata alla tradizione. Le previsioni al rialzo si traducono in quasi un raddoppio del consumo di cioccolato entro i prossimi cinque anni.
Johnny Depp è stato Willy Wonka nella nuova versione del film con la regia di Tim BurtonInvenzioni senza fine
Per la fabbrica di Wonka Dahl si è ispirato a un episodio della sua infanzia. Quando frequentava la scuola, una ditta di cioccolato, la Cadbury, spediva agli studenti scatole di dolciumi per testare i nuovi prodotti. I preferiti arrivavano nei negozi. Se oggi Wonka testasse il mercato, scoprirebbe che i clienti predilogono il cioccolato di qualità.
Secondo gli analisti di Grand View la domanda di cioccolata di qualità superiore sta aumentando a un ritmo più veloce rispetto ad altre varietà di cioccolatini.  Marshmallow che sanno di violetta, ovetti che si trasformano in gallinelle di cioccolato, caramelle che cambiano colore ogni dieci secondi e gomme da masticare che non perdono mai il gusto erano il fiore all’occhiello dell’immaginaria produzione di Wonka. Non meno fantasia viene oggi richiesta agli scienziati del cioccolato. Biologico, vegano, senza glutine o zucchero sono le tendenze dell’industria. Il cioccolato fondente, che appare più sano perché meno zuccherato, guiderà le vendite future favorendo i produttori premium.
Se Dahl si è sbizzarrito nell’immaginare i reparti della fabbrica di Wonka, dal fiume di cioccolato al laboratorio dove gli scoiattoli selezionano le noci, non meno futuristici sono i laboratori di oggi dove le stampanti 3D sfornano cioccolato dalle forme personalizzate. La manifattura additiva piacerebbe a Willy Wonka, ma l’imprenditore dovrebbe darsi una mossa.
Da tempo Nestlé, la più grande azienda alimentare del mondo, sta facendo ricerca sulla stampa 3D. E la necessità di sperimentare nuovi modi di decorare e plasmare il cioccolato ha spinto aziende di dolciumi come Hershey’s, che sforna il Kit kat, a produrre stampanti ad hoc. La cosiddetta Cocojet è utilizzata per ora solo a scopo dimostrativo ma c’è da scommettere che in un futuro non troppo lontano la stampante gourmet diventerà un oggetto del desiderio nella competizione tra colossi. Anche se, invenzioni a parte, il cioccolato ha un fascino che prescinde da forme e tecnologie, come spiega proprio Wonka ai suoi ospiti: “Sapete che il cioccolato contiene una proprietà che fa scattare il rilascio di endorfine?… Dà la sensazione di essere innamorati“.
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