Come imparare a vedere Internet e la sorveglianza

Sfoglia gallery12 immagini152 National Security Agency Surveillance Base, Bude, Cornwall, UK (2014) – Trevor Paglen; Metro Pictures, New York; Altman Siegel, San Francisco152 National Security Agency Surveillance Base, Bude, Cornwall, UK (2014) – Trevor Paglen; Metro Pictures, New York; Altman Siegel, San Francisco186 Under the Beach (Tumon Bay, Guam) – Trevor Paglen; Metro Pictures, New York; Altman Siegel, San Francisco178 Maya-1 NSA/GCHQ-Tapped Undersea Cable Atlantic Ocean (2015) – Trevor Paglen; Metro Pictures, New York; Altman Siegel, San Francisco175 Americas II NSA/GCHQ-Tapped Undersea Cable Atlantic Ocean (2015) – Trevor Paglen; Metro Pictures, New York; Altman Siegel, San Francisco171 South America (SAM-1) NSA/GCHQ-Tapped Undersea Cable Atlantic Ocean (2015) – Trevor Paglen; Metro Pictures, New York; Altman Siegel, San Francisco156 NSA-Tapped Fiber Optic Cable Landing Site, Point Arena, California, United States (2014) – Trevor Paglen; Metro Pictures, New York; Altman Siegel, San Francisco170 NSA-Tapped Fiber Optic Cable Landing Site, Morro Bay, California, United States (2015) – Trevor Paglen; Metro Pictures, New York; Altman Siegel, San Francisco153 Untitled (Sentinel Drone) (2014) – Trevor Paglen; Metro Pictures, New York; Altman Siegel, San Francisco165 Untitled (Reaper Drone) (2015) – Trevor Paglen; Metro Pictures, New York; Altman Siegel, San Francisco161 Untitled (Reaper Drone) (2015) – Trevor Paglen; Metro Pictures, New York; Altman Siegel, San Francisco
Trevor Paglen è un artista e ricercatore americano. Il suo lavoro tocca i temi della sorveglianza digitale, della segretezza e della materialità di Internet. Per le sue opere, Paglen sfrutta anche strumenti e metodi della geografia e del giornalismo investigativo. Paglen ha collaborato anche alla realizzazione del documentario di Laura Poitras Citizenfour dedicato a Edward Snowden e vicintore di un Oscar. (Testo raccolto da Philip Di Salvo)
Tutti sappiamo cosa sia una spiaggia e come è fatta e chiunque ha delle associazioni culturali associate a questa idea. Quello che non sappiamo, invece, è che alcune spiagge sono estremamente importanti per le infrastrutture della sorveglianza di massa, dato che spesso sulle loro coste sono i punti in cui toccano terra i cavi di Internet.
Ho lavorato su questa idea per Cable Landing Sites, una serie di fotografie che ritraggono le spiagge statunitensi dove arrivano alcuni tra i più importanti cavi Internet e dove avviene, di fatto, il controllo delle comunicazioni digitali. Quelle immagini riflettono come luoghi molto familiari possano anche essere cruciali per qualcos’altro e mostrano, di fatto, quello che non è possibile vedere.
La mia arte ha a che vedere con l’imparare a vedere il momento storico che stiamo vivendo e quando dico “imparare a vedere” lo intendo al 100% in modo letterale, con i nostri occhi. È qualcosa di molto difficile da fare, perché molto di quanto dà struttura al nostro mondo è nascosto o fa parte di un paesaggio che puoi vedere tutti i giorni, ma senza davvero capire cosa sia davvero ciò che stai guardando, come è nel caso delle spiagge.
Quando si tratta di lavorare con l’arte, si è sempre in una conversazione con le persone che sono in vita ora ma, allo stesso tempo, anche con i propri antenati e forse anche con i propri discendenti. Non c’è nulla al mondo che altri artisti non abbiamo già guardato per migliaia di anni prima di noi e quando si tratta di cercare di vedere il mondo si deve sempre ricordare che esiste già un grande mole di opere che hanno visualizzato alle stesse cose. Il punto è quindi cercare di vedere lo specifico del nostro momento.
Come parte del mio lavoro artistico ho anche fatto delle immersioni subacquee nell’Oceano. Anche in questo caso c’è una lunga storia di artisti che hanno già guardato questo luogo e il mio obiettivo era capire cosa fossero diventato nel 2016: un posto che ospita le infrastrutture di Internet e della sorveglianza digitale. Essere sott’acqua è bellissimo: è un ambiente completamente diverso, dove ci si può muovere avanti, indietro, verso il basso e verso l’alto allo stesso tempo. Anche la luce, inoltre, è completamente diversa, perché il rosso e il verde non penetrano dalla superficie. I colori sono basati sul blu, per via della sostanziale assenza di luce rossa dopo due metri di discesa.
Nonostante grande parte del nostro pianeta sia coperta dagli Oceani, questi ci sembrano ancora luoghi sconosciuti, ma sono in realtà il posto dove ci connettiamo davvero a internet e di conseguenza tra di noi. L’idea di andare sott’acqua per vedere come è fatta Internet nasce dal mio interesse per la materialità. Sono convinto che qualsiasi cosa succeda, succeda anche in qualche punto fisico nel mondo, ma spesso ce ne dimentichiamo. Ad esempio, spesso parliamo della cloud, come di qualcosa che si trova da qualche parte e in nessun luogo allo stesso tempo. Ma Internet non è questo, la cloud è solo un modo in cui possiamo averne esperienza, un modo di guardarla.
Da un lato, quello che occorre è espandere il vocabolario che usiamo per pensare a internet e alla sorveglianza digitale, dall’altro, invece, dobbiamo anche distruggere l’idea che abbiano di molte cose che ci sono familiari. In altre parole, il mio lavoro sulle infrastrutture di sorveglianza e i cavi di Internet ha a che fare con l’ottenere immagini di posti che vediamo ogni giorno e dire che significano anche qualcosa di molto diverso. L’arte e l’estetica sono certamente molto connesse tra di loro ma penso che non tutta l’arte debba essere bella: può certamente essere tale, ma non è necessariamente tanto importante.
La bellezza è parte di un linguaggio che possiamo utilizzare per comunicare con gli altri. Molti potrebbero pensare che le cose belle sono anche giuste. Ma semplicemente non è vero. Se vai a tracciare le orbite dei satelliti spia nel cielo, come ho fatto per la serie The Other Night Sky, non riesco a immaginare nulla di eminentemente più  bello da un punto di vista estetico. Ma questo non significa che sia una cosa buona. Ho fatto un lavoro simile con i droni militari: quelle immagini sono belle, ma raccontato di come il cielo possa diventare un’arma.
Uno dei miei lavori piu recenti è Trinity Cube ed è stato commissionato come parte di un progetto della Fukushima Exclusion Zone in Giappone, un’area radioattiva dove non vive piu nessuno. Mi è stato chiesto di realizzare un’opera che potesse essere esposta laggiù e visitabile solo una volta che la zona aprirà di nuovo alle persone. Potrebbe accadere tra 30 o 30mila anni. Parte del vetro che compone il cubo è stato raccolto a Fukushima ed è il prodotto della devastazione causata dall’incidente nucleare, ed è ancora radioattivo. In seguito sono stato ad Alamogordo, nel New Mexico, dove nel deserto è stata fatta esplodere la prima bomba atomica in un test nel 1945. Quello che succede quando scoppia una bomba atomica è che il calore generato, che è molto più forte della superficie del sole, trasforma il terreno in vetro per via del riscaldamento della sabbia.
Il vetro creato dall’esplosione atomica è detto trinitite ed è a sua volta radioattivo. Nel New Mexico ho preso un po’ di questo materiale e ho creato questa scultura fondendo questo vetro con quello di Fukushima e la abbiamo portata nella zona. Questa opera riflette l’era nucleare da diversi punti di vista, ma ci ricorda anche che siamo gli unici animali in grado di creare dei minerali con le armi cambiando il nostro pianeta da un punto di vista geologico.
Molte delle cose che includo nel mio lavoro sono segrete o nascoste e sono molto interessato all’immaginario militare e a come questo si materializzi negli stemmi. Questi oggetti non sono belli in un senso classico e io li penso come parte di una tradizione di sistemi e società segrete. Questi sistemi sono comprensibili se sei un insider, ma completamente non intellegibili quando visti da fuori. Anche il Cristianesimo ha i suoi simboli, come l’agnello o il pesce: si tratta di simboli comprensibili solo a chi fa parte di quella cultura, altrimenti appaiono opachi. Queste immagini sono pensate esattamente in quel modo, perché sono strumenti che le persone possono usare per identificarsi con gli altri.
Gli stemmi militari sono parte della stessa tradizione di linguaggi comprensibili solo a una cerchia e la bellezza di questi oggetti è visibile quando il loro significato viene espresso. Non userei comunque il termine “esposizione” parlando della mia arte. Non si impara nulla da queste immagini, è qualcosa di molto diverso da quanto fatto da Edward Snowden, che ha portato prove tecnologiche sul funzionamento della sorveglianza di massa. 

Le mie immagini non sostengono una tesi, sono come parole che consentono di pensare diversamente e consentono di comprendere il mondo diversamente. Se guardi una delle mie immagini, sia essa uno stemma militare o di un’operazione segreta, il tracciamento di un drone o di un satellite, non impari davvero qualcosa. Sono dei reminder che ci consegnano un linguaggio visuale per comprendere come queste cose facciano parte del modo in cui vediamo il mondo.
 
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