Con Google Home l’accesso ai contenuti non passa più per le app

Londra — Come i Pixel, e come Google Wi-Fi, anche Home non è una vera novità. Al contrario degli altri prodotti svelati durante l’evento Made by Google, però, Home è l’unico che era stato già annunciato ufficialmente, lo scorso maggio alla conferenza per gli sviluppatori I/O.
Partiamo quindi dalla vera notizia: quanto costa avere un assistente onniscente in casa? Secondo Google, solo 129 dollari. È questo il prezzo della cassa connessa che andrà a competere con Amazon Echo a partire dal 4 novembre, inizialmente solo negli Stati Uniti. E al mercato americano probabilmente resterà confinato a lungo, dato che Home è interamente costruito su reti neurali e non basta una traduzione per permettergli di comprendere e processare informazioni in un’altra lingua: sarebbe da riprogrammare completamente, rendendo necessario un investimento pari a quello del suo primo sviluppo. Più probabile, invece, vederlo arrivare solo in mercati come Canada e UK.
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Home sarà sempre in ascolto, pronta a rispondere ai nostri comandi quando chiamata in causa. Ma, hey, c’è anche un tasto per mettere in pausa l’ascolto, se proprio ci tieni ad avere qualche momento di privacy.
Ma una volta attivato, Home potrà essere interrogato per fare fare ricerche su Google, ovviamente, ma anche traduzioni e la riproduzione di podcast, radio e brani musicali da YouTube Music, Google Play Music, Spotify, TuneIn e Pandora, anche inviandoli a un’altra cassa connessa al sistema multiroom o al tv tramite Chromecast. Allo stesso modo si possono usare i comandi vocali per riprodurre, e mettere in pausa, contenuti da Netflix, senza bisogno di tirar fuori il telefono, o di un telecomando. Sarà interessante vedere in che modo le applicazioni scompariranno gradualmente dalle ricerche: se all’inizio sarà importante specificare da quale fonte vogliamo che Home attinga i contenuti, domani potremmo solo fare una richiesta e sarà Home a pescare da questa o quella piattaforma senza neanche più specificare quale.
Non solo intrattenimento: Google Home sarà integrato con Nest, Samsung SmartThings, Philips Hue e IFTTT (If This Than That), per offrire un elenco lunghissimo di possibili comandi a cui dare una risposta.

Just say “Ok Google” to get answers to your questions or help getting things done. #madebygoogle pic.twitter.com/F0Y2FBohbh
— Google (@google) 4 ottobre 2016

Oltre all’intelligenza artificiale dentro, Google ha investito anche nel design dell’oggetto: Home è infatti uno speaker fatto per essere in bella vista, anche perché la superficie superiore è touch e si può usare per interagire con l’assistente senza usare la voce. La base può essere cambiata, grazie alle basi di sei diversi colori: tessuto Mango, Marine e Violet o in metallo Carbon, Snow e Copper.

You can customize your Google Home with a choice of 6 bases, in fabric or metal. #madebygoogle pic.twitter.com/qVWaneFlOK
— Google (@google) 4 ottobre 2016

Google Home sarà anche in grado di generare automaticamente un “Daily Briefing” con le informazioni utili per affrontare la giornata, come previsioni del tempo e un elenco degli impegni presenti in calendario.
E dove non arriva Google possono arrivare gli sviluppatori: Google ha infatti aperto la piattaforma ad app di parti terze. Con Actions sarà possibile programmare mini-app da usare all’interno dell’assistente virtuale.
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