Ecommerce, fintech e polizze auto: come cambiano le Poste

Meno lettere, più consegne di pacchi dell’ecommerce. Più ricavi da pagamenti digitali. Nuove assicurazioni per auto, infortuni e per le piccole imprese. Sarà questo l’assetto di Poste italiane al 2022. Il nuovo piano industriale prevede 2,8 miliardi di euro di investimenti nei prossimi cinque anni per assicurarsi quote di mercato di rilievo nella distribuzione dello shopping online, nelle nuove forme di pagamento senza contante e nel mercato delle polizze. Poste punta a raggiungere 11,2 miliardi di euro di ricavi (+5%) e 1,2 miliardi di utile netto (+13%).
Nonostante l’accento su ecommerce e pagamenti digitali, la spinta maggiore alla crescita arriverà dai rami finanza e assicurazioni (rispettivamente del 12% e del 17% dell’utile tra 2017 e 2022). La distribuzione dei pacchi dovrà contenere la frana della corrispondenza e riportare guadagni in un settore che da anni ne perde, visto che si spediscono sempre meno lettere.
L’ad di Poste, Matteo Del Fante (Lapresse)Pacchi e lettere
L’operazione più delicata per Poste è trasformare il suo primo impiego: consegnare corrispondenza. Nel 2005 l’Italia ha raggiunto il picco di spedizioni di lettere e da allora ha perso il 57% dei volumi. Il tracollo la pone al terzo posto in Europa, dietro Danimarca e Olanda. E l’orizzonte è ancora grigio: dal 2015 al 2022 le consegne di lettere caleranno nell’ordine del 4% ogni anno, arrivando a valere 2,1 miliardi di euro. In compenso il segmento dei pacchi crescerà del 6%, arrivando a 7,1 miliardi. E ancora più rapida sarà l’impennata delle consegne per l’ecommerce (i pacchi b2c, dall’azienda al cliente): + 16% a 1,5 miliardi.
Per questo motivo l’amministratore delegato Matteo Del Fante vuole trasformare i postini in fattorini dell’ecommerce. L’obiettivo è arrivare alle consegne in giornata. Oggi le vendite online pesano il 4% sul totale in Italia, ma entro il 2020 Euromonitor calcola che cresceranno del 19%. “Oggi abbiamo il 30% di quota di mercato nei pacchi b2c, entro il 2022 arriveremo al 40%”, spiega Massimo Rosini, responsabile della divisione posta, comunicazione e logistica. Nel 2017 Poste ha guadagnato 200 milioni di euro dai pacchi e in cinque anni vuole triplicare gli incassi.
La distribuzione della corrispondenza sarà riorganizzata. Milano, Roma e Torino riceveranno consegne giornaliere, anche nel fine settimana: al mattino la posta, al pomeriggio i pacchi. Alla maggior parte degli italiani (68%) Poste applicherà il modello joint delivery: consegna a giorni alterni (poste al mattino, pacchi al pomeriggio) ma coprirà anche i weekend. Mentre nelle zone rurali (24% degli italiani), la distribuzione avverrà ogni due giorni e sarà limitata alla sola posta.
Nella sua corsa all’ecommerce, Poste ha ricevuto un assist dall’ultima legge di bilancio. Un emendamento, a firma del deputato Pd Francesco Boccia, riconosce al gruppo la possibilità di inserire la consegna dei pacchi fino a cinque chili nel servizio postale universale, ossia il servizio garantito per legge a costi fissi. Per assicurare questi servizi, Poste incassa un contributo di stato, che nel 2016 è stato di 262 milioni di euro, come rilevato dalla Corte dei conti. Tuttavia, scrivono i magistrati contabili (pagina 28), “il programma di revisione del processo di distribuzione della corrispondenza ha trovato una realizzazione incompleta e parziale, per cui i risparmi stimati sono stati conseguiti in misura ridotta”.
Un centro di lavorazione della corrispondenza di Poste (foto: Poste italiane)L’accordo con i sindacatiPer completare questa virata, Poste spenderà un miliardo dei 2,8 allocati in investimenti. I centri di smistamento delle lettere saranno ridotti, mentre una decina sarà trasformata in depositi ad alta automazione. Il gruppo aprirà tre magazzini per i pacchi, che rafforzeranno lo smistamento dei pacchi. Nei momenti di picco, come il Black Friday, Poste vuole arrivarne a consegnarne fino a 900mila al giorno.
Lo scorso 8 febbraio il colosso ha siglato una bozza di accordo con i sindacati per riorganizzare l’attività dei postini in ottica ecommerce. Per la consegna dei pacchi si introduce il turno pomeridiano, con partenza alle 13.30. I sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal e Confsal) riconoscono che sono “introdotte forme remunerate di flessibilità nella prestazione del portalettere e negli orari, al fine di agevolare miglioramenti qualitativi”. “Ci sarà una stabilizzazione strutturale di 300 part time in full time ogni anno fino a un massimo di 900”, spiega a Wired Giovanni Fagone, delle segreteria Slc Cgil.
Il piano ora deve passare al voto dei rappresentanti sindacali in azienda. Venerdì si avrà il verdetto. Se fosse positivo “ad aprile inizieranno le sperimentazioni in quattro centri, ancora da individuare”, prosegue Fagone.
Il piano ecommerce coinvolgerà anche Sda (di cui Rosini è presidente). Nel piano industriale si legge che la controllata e Poste dovranno agire come se fosse “una sola azienda”. L’etichetta potrebbe indicare una mossa per inglobare Sda in Poste e porre sotto il controllo diretto un business molto delicato. Tra settembre e ottobre del 2017 uno sciopero dei Cobas ha tenuto in scacco Sda. L’ad Paolo Rangoni ha dichiarato in un’interrogazione parlamentare che in un mese l’azienda ha dimezzato le consegne, che effettua anche per conto di colossi come Amazon. La multinazionale di Bezos in quelle settimane si è riorganizzata per assorbire il colpo, ma per Poste è stato uno smacco.
Un postino smista la corrispondenza (foto: Poste italiane)Pagamenti digitali
“Tutti i grandi operatori mobili in varie forme hanno provato, ma nessuno è riuscito a dare un borsellino elettronico ai nostri clienti. Questo è il nostro obiettivo“, ha dichiarato Del Fante. Il piano prevede di arrivare a 18,3 milioni di carte Postepay e a 1,6 miliardi di euro di transazioni nel 2022. Poste ha annunciato che costituirà un divisione digitale, per rafforzare l’offerta fintech, con quattrocento specialisti.
Poste ha un fornitore su misura per questo sviluppo: è Sia. Il colosso postale possiede il 30% del maggiore azionista della società che fa monetica, pagamenti elettronici e servizi finanziari per le banche centrali di Europa, Italia e Germania, istituti come Intesa Sanpaolo e Unicredit, il Senato e Poste stessa. Sia ha messo a punto una app per pagamenti come Jiffy e un’infrastruttura di blockchain. Del Fante per ora non si sbottona: “Sia è un produttore di servizi per lo spazio digitale di Poste”. Nella corsa al fintech, tuttavia, può fare la differenza.
Un ufficio postale (foto: Poste italiane)Assicurazioni e finanza
Sarà il braccio finanziario di Poste a occuparsi della scalata dei ricavi messa nero su bianco nel piano industriale. D’altronde, è il ramo che frutta, come riconosce la stessa Corte dei conti nella sua relazione sul bilancio del 2016. I magistrati osservano (pagina 121) che la gestione “è stata sostenuta dai risultati positivi dell’area servizi assicurativi e del risparmio gestito, che, con un ammontare di 23.772 milioni, contribuisce per il 72 per cento al fatturato dell’intero gruppo”.
Poste conta di passare da 2,6 miliardi a 6 miliardi di prestiti e mutui erogati “per conti terzi”, spiega Del Fante, nei prossimi cinque anni. I contratti assicurativi dovranno quintuplicarsi, da 400mila a due milioni. Del Fante promette nuove collaborazioni con le banche, anche per offrire loro una vetrina nei paesi dove filiali e sportelli chiudono. Poste rinuncia al piano di tagli di duemila uffici periferici, previsto dall’ex ad Francesco Caio, mentre ne farà presidi per vendere i prodotti finanziari e assicurativi di banche partner. Per l’ad, “l’allargamento progressivo della gamma dei prodotti non solo finanziari deve rendere anche quelle filiali economiche in un momento in cui sia il sistema bancario sia quello assicurativo stanno lasciando le realtà minori del nostro paese”. Poste d’altronde si prepara a lanciare nuovi prodotti assicurativi, come polizze per auto, moto e piccole imprese.
Anche se non chiuderà più gli uffici postali, l’azienda proseguirà con il piano di licenziamenti. Ne sono previsti tremila ogni anno, 15mila persone in meno alla fine del piano 2022. In particolare nel segmento della corrispondenza, nonostante la trasformazione in tempo pieno di alcuni contratti. D’altronde, come ha spiegato lo stesso Del Fante, la riduzione “del costo del lavoro” farà sì che il comparto pacchi e lettere “riesca a arrivare quasi alla soglia del break even al termine del quinto anno di piano“. In parallelo Poste assumerà 10mila professionisti, tra cui cinquemila esperti in finanza, assicurazioni e big data.
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