Halt and Catch Fire, cosa aspettarsi dai nuovi episodi

Dal Texas alla California, viaggio di sola andata. La seconda stagione di Halt and Catch Fire si chiudeva con Cameron, Donna, Gordon e tutti i ragazzi di Mutiny su un aereo, diretti alla Silicon Valley. La terza si apre sempre con loro, ma già arrivati, seduti e spaparanzati, a battere i tasti, farsi gli scherzi, e a presentare ufficialmente la loro creatura. Dall’altra parte della valle, Joe MacMillan è signore e padrone di una nuova azienda, la MacMillan Utility: cugina alla lontana della McAfee e rimpasto jobsiano di quella che è la filosofia dei pionieri dell’informatica.
I primi due episodi della nuova stagione di Halt and Catch Fire sono così: un avanti e indietro (il primo solo sul finale, va detto) tra i quattro protagonisti. Nuova casa, nuove opportunità e benvenuti in California: avete portato la tavola da surf?
Dopo essere approdata sulla rete, Mutiny, l’azienda fondata da Cameron e da Donna, punta al commercio online: compravendita di oggetti via bacheca, senza vedersi; la consegna via posta. Un po’ come eBay o Amazon. La MacMillan Utility, invece, vende paura, come dice Joe ad un teatro stracolmo di persone. Occhiali rotondi, barba sfatta, giacca, camicia senza collo. Quasi meglio dell’originale: John McAfee.

Il tema principale di Halt and Catch Fire non è l’informatica. Quello è solo il contesto. Come sono contesto anche gli anni ‘80. Contano invece i personaggi, la storia, come interagiscono; quello che sono disposti a fare pur di: riuscire, vincere; essere i primi. Contano i quattro attori: Lee Pace, Mackenzie Davis, Kerry Bishé e Scoot McNairy. E conta anche un’altra cosa: la Silicon Valley prima di essere la Silicon Valley. Il regno dei nerd, dei programmatori e dei sognatori senza tutta la sua libertà. Non sei come noi? Allora non puoi stare tra di noi. E peggio ancora: non hai le nostre stesse possibilità. Anche se di possibilità, ancora, non ne esistevano.

Halt and Catch Fire rappresenta una rivoluzione: la tv voluta dai telespettatori. Pare poco, ma non lo è. Non si limita ad essere sempre la stessa cosa, con lo stesso racconto, la stessa storia e la stessa impostazione. Ma cambia. Si innova. Il monologo di Joe, alla fine del primo episodio, ne è una prova: sembra scritto da Aaron Sorkin e ricalca una certa idea di guru dell’informatica. Fosse stato il capitolo di un libro, si sarebbe intitolato “l‘arte di vendere i sogni“. MacMillan è controverso, solitario, affamato: vuole cambiare; non esita a rischiare; è l’incarnazione stessa della Silicon Valley. Poi ci sono Cameron e Donna: sole contro tutti, si parte dal basso. E c’è Gordon: l’uomo innamorato più dell’idea di innovare che dell’innovazione stessa.
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