Il governo ha nuove grane con la manovra (e non solo)

(Antonio Masiello/Getty Images)Per centrare l’obiettivo fissato dal governo nella nota di aggiornamento al Def l’Italia dovrebbe crescere dello 0,4% nel quarto trimestre del 2018, un decimo di punto in più rispetto a quanto fatto dall’inizio dell’anno ad oggi. Il terzo trimestre ha fatto registrare una crescita definita “nulla“. A lanciare l’allarme è Istat – l’istituto nazionale di statistica di cui in queste ore è in corso la procedura di nomina del nuovo presidente – che l’ha spiegato in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.
Il mistero del vertice Salvini-Conte
L’obiezione, supportata dal parere dell’Ufficio parlamentare di bilancio e della Corte dei conti, arriva a poche ore dalla lettera che il governo italiano invierà all’Europa per rispondere alle perplessità sollevate dalla Commissione sulla manovra e che è stata oggetto, in mattinata, di un vertice ristretto.
Secondo quanto riferito da fonti leghiste, infatti, alla riunione sarebbero stati presenti solo il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in partenza per Palermo, dove si terrà la Conferenza sulla Libia organizzata proprio dall’esecutivo italiano. Erano assenti Luigi Di Maio e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, ma il portavoce del primo ministro, Rocco Casalino, ha provato a sgonfiare le polemiche parlando di “fraintendimento” e di una riunione “informale e ristretta”, che tra l’altro si sarebbe tenuta in precedenza anche tra il premier e il suo vice pentastellato.
Quota 100 costa il doppio del previsto?
Nel corso della stessa audizione sulla manovra, l’Ufficio Parlamentare di Bilancio è tornato sulle divergenze tra l’esecutivo italiano e le istituzioni europee, imputandole alla “diversa previsione sulla crescita economica e all’impatto dell’aumento dello spread” – che in mattinata è tornato oltre i 300 punti – “sulla spesa per interessi”, ma ha anche sottolineato come la cosiddetta quota 100, nel caso venisse confermata a 62 anni di anzianità e 38 di contribuzione, non solo costerebbe il doppio dei fondi stanziati (la previsione è di 13 miliardi, se tutti i 437mila interessati dovessero aderire alla misura, contro i 7 previsti) ma sarebbe poco conveniente per la platea di destinatari, che potrebbero veder tagliato l’importo del proprio assegno pensionistico da un minimo del 5% a un massimo del 34%.
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