iOS Developer Academy, come è andato il primo ciclo di corsi a Napoli

Napoli – A ottobre del 2016, quando è stata inaugurata a Napoli la prima iOS Developer Academy d’Europa, si è evidenziato il prestigio che rappresentava la fiducia mostrata da Cupertino nei confronti dell’Italia. Ora, concluso il primo ciclo di studi offerto in collaborazione con l’università Federico II di Napoli, è giunto il momento di raccogliere le impressioni dei primi 100 corsisti che l’hanno frequentata, diritto che si sono guadagnati passando attraverso percorsi di selezione rigidi.
Un ciclo chiuso ufficialmente il 28 e il 29 giugno, con la cerimonia conclusiva e la consegna degli attestati, alla presenza del rettore Gaetano Manfredi, del direttore della Developer Academy Giorgio Ventre e di Gordon Shukwit, a capo dell’Information technology and learning technologies di Apple. Presenti anche Valeria Fascione, assessore alle Startup, all’innovazione e all’internazionalizzazione per la Campania e Ambrogio Prezioso, presidente dell’Unione industriali di Napoli.
La prima indicazione dell’atmosfera che si è respirata durante i corsi, durati nove mesi, la dà proprio il Rettore dell’ateneo partenopeo Gaetano Manfredi: “quando si percorrono delle strade nuove non si sa qual è il percorso che si deve fare, l’importante è avere degli strumenti di navigazione. Non sapevamo dove saremmo arrivati, non sappiamo dove arriverete voi [gli studenti, ndr], sapevamo che oggi per navigare nel mare complicato del cambiamento e dell’innovazione, come i navigatori del ‘400 che cercavano il nuovo mondo, abbiamo necessità di strumenti chiave e la necessità di fare cose di qualità”.
L’atmosfera è frizzante, anche perché a consegnare i diplomi c’è la vice presidente di Apple Lisa Jackson che nelle ore precedenti alla cerimonia si è intrattenuta con gli studenti.
I ragazzi hanno avuto il tempo di mostrare i risultati raggiunti e per loro Apple ha aperto le porte di 40 aziende, presenti all’evento, alle quali chiedere suggerimenti per fare crescere i propri progetti e, perché no, trovare finanziatori.
E chi meglio degli studenti per chiedere se gli strumenti di navigazione messi a disposizione e se le tecniche di apprendimento sono state utili per rivivere il 15esimo secolo citato dal rettore, caratterizzato da quelle scoperte che hanno rivoluzionato il mondo, da quelle geografiche e commerciali di Cristoforo Colombo alla stampa a caratteri mobili di Johann Gutenberg.
La vice presidente Apple Lisa Jackson (Foto: wired.it)
Andis Cekuls è uno dei 100 neo-diplomati, per raggiungere la iOS Development Academy ha lasciato la Lettonia: “sono molto contento della metodologia adottata per il trasferimento delle conoscenze. Un insegnamento di alto livello e sono certo che mi sarà utile nel corso della mia carriera“. Durante i nove mesi passati ha lavorato a diversi progetti di domotica, dispositivi IoT controllabili da device iOS, settore in cui vuole specializzarsi per il suo futuro professionale “magari qui a Napoli“. Il 22enne lettone sembra una mosca bianca, un esempio di talenti esteri che vogliono accasarsi nella Penisola.
Andrea Vultaggio ha fatto meno strada per raggiungere Napoli. Palermitano, 27enne ingegnere informatico, ha raggiunto l’iOS Academy dopo un’esperienza professionale come sviluppatore di app per un’azienda privata. “Ho sviluppato tre progetti, il secondo non andato a buon fine, gli altri due – entrambi videogame – usciranno uno a dicembre e l’altro durante la primavera dell’anno prossimo”. Per Andrea il metodo di studio è azzeccato: “il metodo di insegnamento Cbl è ottimale, perché quando esci dall’università hai un grande bagaglio teorico, ma hai paura del primo approccio, perché non hai mai provato sul campo ciò che sai. È importante anche l’apporto dei mentor che, nei casi di difficoltà, aiutano a riflettere e a trovare ognuno le proprie soluzioni”. I progetti sono nati da un brainstorming a livello di team, 4 persone per il primo e 7 persone per il secondo progetto. E per quanto riguarda il futuro Andrea ha già una buona notizia “sono stato assunto da una startup inglese fondata da italiani”, impiego trovato tramite una recruiter che lo ha avvicinato proprio in virtù della sua partecipazione all’iOS Development Academy.
Il Cbl a cui fa riferimento Andrea è acronimo di Challenge based Learning ed è un metodo didattico pensato da Apple, collaborativo e dinamico, improntato sulla capacità di sfruttare le tecnologie già diffusa per risolvere problemi nuovi.
I metodi di insegnamento adottati dall’iOS Academy sono importanti, per approfondire il tema abbiamo cercato una partecipante fresca di studi universitari. Federica Ventriglia, 23enne di Capua (Caserta) ha conseguito lo scorso ottobre la laurea triennale in ingegneria elettronica proprio nell’ateneo napoletano, quindi una manciata di giorni prima di imbarcarsi in questa nuova avventura. “L’approccio di Apple è quello di formarti come persona, mentre all’università si è in qualche modo abbandonati a se stessi, ognuno deve trovare le motivazioni per arrivare in fondo. All’Academy invece non vuoi mai smettere di lavorare e la motivazione per affrontare le sfide viene dal confrontarsi con le persone. Un approccio molto più importante della lezione frontale.” Journey è il nome di uno dei progetti a cui ha lavorato, un’app che si basa sulla condivisione di informazioni di viaggio e esperienze, già ottimizzata per iOS 11 che verrà pubblicata sullo store di Apple a ottobre, in concomitanza con la nuova versione del sistema operativo.
Anche Lucio Botteri, 31enne che fino all’anno scorso lavorava a Londra da Starbucks, ha una storia interessante da raccontare. A cominciare dal fatto che grazie all’Academy ha fatto ritorno a Napoli, dove è nato e cresciuto, in sintesi un’azienda americana lo ha portato via dall’Italia, un’altra lo ha fatto rimpatriare. “Ho voluto entrare nel mondo iOS, sono attratto dai modelli di business dell’App Store e dall’innovazione di Apple”. Non rinnega l’esperienza a Londra “ho migliorato il mio inglese e ho imparato a lavorare in team” e, con qualche esame da dare ancora per laurearsi in informatica alla Parthenope di Napoli, ha un’idea chiara delle differenze tra l’insegnamento universitario e quello impartito nell’Academy: “più coesione tra studenti e più pratica che teoria. Ci hanno messo davanti alle difficoltà e ci hanno dato gli strumenti per trovare soluzioni, senza però dire nulla su come trovarle”.
In conclusione, sembra che partecipare all’iOS Developer Academy sia stata un’esperienza che ha arricchito gli studenti, stimolandoli alla collaborazione e alla condivisione del sapere, fornendo loro competenze di qualità.
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