John Kiriakou, la sua vita dopo aver rivelato le torture della Cia

John Kiriakou (Credits: Troy Page / t r u t h o u t / Flickr CC / BY-NC-SA 2.0)Berlino – “Ho tenuto la bocca chiusa per cinque anni e mezzo. Poi ho fatto un’intervista”. John Kiriakou, 52 anni, è il prototipo del whistleblower. Nel 2007, quando era un agente Cia, parlò pubblicamente delle attività sistematiche di tortura svolte dalla sua agenzia durante gli interrogatori negli anni della Presidenza Bush e di come queste fossero una policy ufficiale, approvata dalla Casa Bianca nel contesto delle attività antiterrorismo. Kiriakou fu anche il primo a confermare l’esistenza del waterboarding.
Come conseguenza delle sue rivelazioni, Kiriakou è stato condannato per spionaggio e ha trascorso 24 mesi in carcere. L’ex agente Cia è uno degli 8 whistleblower (inclusi Chelsea Manning ed Edward Snowden) a essere stati condannati per spionaggio negli anni dell’Amministrazione Obama, la più aggressiva della storia degli Usa nel perseguire le fughe di notizie di sicurezza nazionale. Uscito di carcere due anni fa, Kiriakou rappresenta un caso unico: è l’unica persona a essere stata incarcerata per le attività di tortura svolte dalla Cia, sulle quali il Senato ha pubblicato un report dettagliato nel 2014, poi vietate nel 2015.
Per esplicita volontà di Barack Obama, nessuno dei responsabili delle attività di tortura è andato a processo. Solo il whistleblower che ne rivelò l’esistenza ha pagato con il carcere. Ora Donald Trump ha esplicitamente espresso il suo favore nei confronti della tortura e del waterboarding e la sua Amministrazione sembra essere intenzionata a riabilitare e reintrodurre queste pratiche. John Kiriakou si è ora ricostruito una nuova vita, fuori dalla Cia e dalla pubblica amministrazione Usa. Lo abbiamo incontrato a Berlino, in occasione di re:publica, dove ha parlato in un panel dedicato a trasparenza e accountability delle democrazie e del lascito di Obama a Trump su questi temi.
Lei è l’unica persona a essere andata in carcere per via dei programmi di tortura perpetuati dalla Cia negli anni di Bush. Lei, il whistleblower. Ora, dopo due anni di riottenuta libertà, come si spiega che una cosa del genere possa essere successa?
“Credo sia successo perché ho portato in pubblico la biancheria sporca della Cia. Alla Cia la missione principale è proteggere l’agenzia stessa. E lo si deve fare a ogni costo. Io non l’ho fatto. Ho detto tre cose in quella intervista del 2007: che la Cia torturava i suoi prigionieri; che la tortura era una policy ufficiale del governo e che il Presidente aveva approvato di persona il programma di tortura. Anche se l’Fbi, un anno dopo, aveva stabilito che non avevo commesso alcun crimine, la Cia era ancora così furente nei miei confronti da aver chiesto all’Amministrazione Obama di riaprire il caso e tre anni dopo sono stato indiziato e poi arrestato”.
Ora Trump è Presidente e si è già espresso chiaramente a favore della tortura e questa potrebbe essere introdotta. Come succederà? Ci sarà qualche forma di limitazione legislativa o siamo destinati a vedere di nuovo il waterboarding?
“Quattro mesi fa avrei risposto che sarebbe stato folle anche solo pensare che la tortura potesse tornare. Abbiamo una legge, l’emendamento McCain Feinstein, che formalmente vieta la tortura. La legge, però, ha una falla: dice che gli interrogatori che si occupano di sicurezza nazionale devono seguire le regole incluse nel “Field Manual” dell’esercito, quindi tutto quello che occorrerebbe, in realtà, sarebbe modificare quel manuale e aggiungervi il waterboarding o le pratiche di privazione del sonno, o le celle del freddo. In quel caso si tornerebbe indietro. Donald Trump, promettendo di riattivare la tortura, e il nuovo Direttore della Cia Mark Pompeo, un sostenitore dei programmi di tortura, mi fanno pensare che la lotta non è ancora conclusa”


Durante il suo talk ha citato le conseguenze che ha dovuto affrontare dopo essere uscito di carcere per il suo atto di whistleblowing. Com è la sua vita oggi e cosa deve ancora affrontare?
“Finanziariamente è molto dura. Non mentirò: è estremamente difficile ottenere un lavoro. Ma ho speso buona parte della mia vita scrivendo e ora il mio terzo libro sta per uscire. Ho anche venduto uno show televisivo a un network americano, ho una rubrica in un giornale e parlo spesso nelle università e in altri eventi. Ma si tratta di un patchwork di entrare. Sono fortunato di avere una moglie che ci sostiene e che è in grado di prendersi cura finanziariamente di noi. Inoltre, ho perso il diritto di voto per il resto della mia vita, ma faro presto una petizione verso il Governatore del mio Stato per chiedere che questo cambi.
“Ho anche perso la mia pensione federale e dovrò lavorare finché sarò in vita. Sono soggetto a restrizioni per i miei viaggi e sono bannato per il resto della mia vita dal Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda e non potrò mai più lavorare per il governo o per i suoi contractor. Ci sono conseguenze molto severe ed è tutto molto difficile. Detto questo, non mi sono mai stato più sicuro di aver fatto la cosa giusta. Sono convinto di essere dalla parte giusta della Storia in questa questione e che il mio governo, invece, sia da quella sbagliata. Sento che ci guarderemo indietro fra 50 anni e non crederemo che eravamo soliti torturare le persone: è un crimine di guerra, un crimine contro l’umanità”.
Durante il suo panel a re:publica si è parlata delle conseguenze affrontate dai whistleblower come lei nell’era di Obama. Ora è possibile che l’Amministrazionene Trump possa addirittura accusare formalmente WikiLeaks e Julian Assange, generando un pericoloso precedente. La guerra contro l’informazione si sta allargando ora anche ai giornalisti?
“La situazione sta peggiorando. Alcuni altri whistleblower pensavano che le cose si potessero mettere meglio con Trump, perché Clinton sarebbe stata come Obama, il nemico dei whistleblower. Trump, però, dal mio punto di vista è mentalmente instabile e non possiamo fidarci di lui né delle persone attorno a lui. Trump ha scelto la persona peggiore per essere l’Attorney General degli Usa e penso che questo caso contro WikiLeaks e Assange sarebbe solo l’inizio e che porterebbe a molti altri casi simili. Questa è la continuazione della guerra di Obama. E diventerà quella di Trump”.
Oggi ha fatto spesso riferimento al concetto di resistenza. E la sua storia è definitivamente una storia di resistenza e di resilienza. Che cosa significa per lei resistere?
“Sono sempre stata una persona che voluto lavorare dentro il sistema, fino a quando ho scoperto in prima persona come il sistema, in realtà, non funzionasse. Quando vedo il gruppo pacifista CodePink interrompere le sedute del Senato e gettare banconote verso i generali, mi sento orgoglioso e dalla loro parte. Un mio caro amico è da poco andato in pensione dopo aver lavorato alla Cia, ha 80 anni, e la scorsa settimana è stato arrestato per la diciottesima volta per aver protestato contro i programmi con i droni militari. Sono giunto alla conclusione che dobbiamo resistere in qualsiasi modo sia possibile. Forse una persona può solo mandare una lettera al proprio rappresentate eletto, ma un’altra può sdraiarsi per terra per bloccare il traffico e attirare l’attenzione dei media. Qualsiasi cosa si possa fare per cambiare una policy, va fatta”
Tra una settimana Chelsea Manning sarà libera. Questa è una storia incredibile di resistenza.

“Davvero incredibile. Chelsea ed io condividiamo un avvocato e in passato ci siamo scambiato i nostri auguri. Sono così felice per lei. Ci siamo offerti di organizzarle una festa per la sua liberazione, ma lei ci ha chiesto di non farlo, perché vuole solo andare a casa e decomprimere tutta la vicenda. Io sono stato in carcere solo 24 mesi e sono tornato con una sindrome post-traumatica da stress e mi sono serviti sei mesi per lasciarmi alle spalle i sogni sulla prigione. Posso solo immaginare cosa stia accadendo nella sua testa per il modo in cui è stata trattata, per l’isolamento cui è stata sottoposta, la nudità forzata e tutta l’oppressione psicologica. Le auguro tutto il meglio e spero ottenga tutte le cure necessarie e che possa stare bene”.
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