John Underkoffler al Wired Next Fest: “L’interfaccia uomo-computer è un atto politico””

Lo scopo professionale e della ricerca di John Underkoffler è sempre stato uno: creare una migliore interfaccia uomo-computer. Dai tempi in cui lavorava al MIT Media Lab a oggi, in cui è ceo di un’azienda che si chiama Oblong e ha sviluppato un sistema operativo multimediale per le aziende, Mezzanine, le sue sono state sempre visioni ultra-futuristiche, tanto che è stato chiamato a fare da consulente scientifico in film come Minority Report e Iron Man: comandi gestuali, ologrammi, multischermi si fondono insieme in interfacce ultra futuristiche.
“L’interfaccia utente è un atto politico”, ha detto Underkoffler sul palco di Palazzo Vecchio a Firenze. “Perché c’è qualcuno che decide che cosa possiamo vedere oppure no di un computer“. Inoltre, dice il ricercatore nato nel 1967 in Pennsylvania, come George Orwell in 1984 aveva immaginato che lo Stato opprimeente avesse ideato una lingua semplificata per non permettere alle persone di esprimersi appieno, “oggi l’interfaccia uomo-macchina è troppo limitante e non ci permettere di interagire come vorremmo con i computer”.
Questo perché, secondo Underkoffler, “Gli ultimi grandi progressi nei rapporti tra uomo e macchina si sono avuti più di 35 anni fa, quando sono stati introdotti i personal computer e un’interfaccia utente basata sui comandi e sulle immagini”. Oggi sono cambiati i computer, sempre più portatili e racchiusi magari in uno smartphone, ma l’interfaccia è più o meno sempre la stessa dai tempi del Macintosh del 1984. “Con l’arrivo di internet, si è spostata all’interno del browser”, continua Underkoffler, “ma i computer ragionano ancora come nel 1984, seppur infinitamente più potenti”.

Come si rimedia a questa situazione? Secondo Underkoffler ci sono una serie di regole fondamentali per costruire l’interfaccia del futuro. Per prima cosa dobbiamo poter usare le mani in maniera tridimensionale. Allo stesso modo, i computer devono recepire uno spazio 3d, più intuitivo e che rappresenti meglio quello reale in cui viviamo.
“I computer devono uscire dai loro confini”, spiega il ricercatore. “I display di vari computer devono poter condividere lo stesso spazio di lavoro o lo stesso sistema, permettendo alle persone di interagire tra loro in modo naturale”. Secondo Underkoffler deve cambiare anche la scala di dimensione: bisogna lavorare a grandezza naturale, anche se si sta lavorando alla progettazione di una città. Schermi giganti, multischermi connessi tra loro e nuove forme curve possono garantire questo innovativo paradigma. Le persone devono inoltre poter condividere lo stesso spazio virtuale, allo stesso tempo e allo stesso modo.
“Dobbiamo studiare il cinema”, dice Underkoffler, perché la sua spettacolarità e il suo linguaggio sono particolarmente adatti alla costruzione di un’interfaccia intuitiva. “Minority Report è stato molto importante per la mia ricerca. Più che progettare soluzioni che poi si sono avverate 15 anni dopo, è stato un esperimento: capire come la gente avrebbe percepito queste innovazioni. Non era niente di magico, ma soluzioni tecnologiche reali”. L’esperimento è riuscito in pieno, tanto che U ha deciso di fondare Oblong per cercare di trasformare in realtà quelle visioni al tempo fantascientifiche.
 
 
 
 
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