La Danimarca vuole deportare i migranti indesiderati su un’isola disabitata

Il governo della Danimarca ha in mente di trasferire i migranti non desiderati in una piccola isola fuori mano, usata al momento come laboratorio per studiare le malattie infettive degli animali. La proposta, che non può che riportare alla mente alcuni dei periodi più bui della storia, è arrivata dalla ministra per l’Integrazione danese Inger Støjberg, che su Facebook ha scritto “In Danimarca non li vogliamo e se ne accorgeranno”.
Chi governa in Danimarca
Il governo danese dal 2015 è retto da una maggioranza di centro-destra – frutto di un accordo tra diversi partiti di minoranza, tra cui i liberali di Venstre e il Partito popolare, fortemente conservatore soprattutto sulle tematiche migratorie: in diverse occasioni ha fatto discutere per alcuni atteggiamenti xenofobi e islamofobi, come quando la stessa Stojberg aveva postato una vignetta di Maometto con una bomba nel turbante.
Il 30 novembre il Partito popolare ha annunciato di aver siglato un accordo con le altre forze governative per alloggiare circa 100 persone a Lindholm Island. La scelta è avvenuta tra stranieri condannati penalmente e richiedenti asilo che non possono essere rimpatriati, hanno fatto sapere fonti governative danesi.
L’isola
L’isola in questione è grande appena un chilometro quadrato, contenuta tutta in un’insenatura del mar Baltico, lontana tre chilometri dal posto abitato più vicino, la cittadina di Kalvehave. Al momento contiene solo centri di ricerca e forni crematori per lo studio di malattie infettive animali. I traghetti da e per l’isola sono pochi e non perfettamente funzionanti ma nei piani del Partito popolare tra qualche giorno dovrebbero diventare ancora meno (e con costi altissimi). Le imbarcazioni sarebbero comunque parzialmente inutili, dal momento che se la proposta venisse approvata gli ospiti dovrebbero tornare per la notte e fare rapporto a un apposito centro stabilito sull’isola, pena l’incarcerazione.
Lo scambio
L’accordo fa parte di una più ampia intesa che funziona come un do ut des tra Partito popolare e governo: ogni anno il partito conservatore vota la legge di bilancio e in cambio alza il tiro delle sue richieste su difesa dei confini e gestione dei migranti. In questo caso l’accordo porterà circa 115 milioni di dollari in quattro anni per la gestione dei migranti sull’isola, progetto che dovrebbe essere operativo a partire dal 2021. Alcuni esperti legali, contattati dal New York Times, hanno fatto sapere che è presto per dire se l’iniziativa violi o meno trattati internazionali sui diritti umani, ma che nel 1980 la Corte europea per i diritti dell’uomo rigettò una proposta molto simile messa in cantiere dal governo italiano.
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