La ricerca dell’intelligenza artificiale di Facebook arriva in Italia

Foto: Corbis Image
Quando si tratta di sviluppo dell’intelligenza artificiale (Ia), per Facebook l’unione fa la forza. Specie se è unione di scienziati, ricercatori e ingegneri, e se si estende in tutto il pianeta. Con particolare attenzione all’Europa, dove sono ben nove i paesi ora toccati dalla fortuna di collaborare con il colosso dei social network rientrando nel Facebook Gpu Partnership Program, Italia compresa.
In cosa consiste il programma di Facebook dedicato all’Ia ce lo spiega in prima persona Yann LeCunn, direttore del Facebook AI Research (o Fair): “Il progetto nasce per mettere a disposizione dei migliori ricercatori nel mondo l’infrastruttura tecnologica necessaria per svolgere al meglio il proprio lavoro, oltre che per attrarre i migliori studenti verso i nostri centri di ricerca. La nostra collaborazione – prosegue – è aperta verso qualsiasi realtà che stia facendo significativi progressi nella ricerca sull’intelligenza artificiale“. In pratica, l’azione di Facebook si traduce in Europa nella donazione di 26 potenti Gpu server (ciascuno dotato di 8 schede Gpu) a 15 gruppi di ricerca. Il valore di ogni macchina donata è pari a circa 50mila euro, per un investimento europeo totale pari a 1,3 milioni di dollari.
Le nazioni coinvolte oltre l’Italia sono Austria, Germania, Repubblica Ceca, Belgio, Francia, Regno Unito, Russia e Svizzera. In Italia la collaborazione -come annunciato dallo stesso Mark Zuckerberg durante la sua visita in Italia, è con l’università di Modena e Reggio Emilia. Qui un Gpu server sarà donato a Imagelab, laboratorio di ricerca in Ingegneria Informatica presso il Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari, guidato dalla professoressa Rita Cucchiara e noto per essere tra i primi laboratori in Italia ad occuparsi di visione artificiale, riconoscimento di pattern e apprendimento automatico.
Grazie alla collaborazione, il gruppo di lavoro italiano continuerà a lavorare allo sviluppo di nuovi algoritmi di apprendimento profondo per comprendere il contenuto dei video, per riconoscere gli oggetti principali presenti in una scena dinamica senza l’intervento umano. Due i campi di ricerca: l’annotazione automatica e l’etichettatura di trasmissioni video, per riassumere il contenuto di un video lungo, rendendone più semplice la ricerca e l’accessibilità; la ricerca nel settore dell’automotive e la comprensione dell’attenzione umana negli automobilisti.
“L’idea del GPU Partnership Program è nata quando ci siamo resi conto che molte idee di grande valore nascono nel contesto universitario, ma spesso hanno bisogno di aiuto per scalare“, continua LeCunn, che inoltre sottolinea anche come i risultati ottenuti attraverso il programma Gpu saranno condivisi con la comunità scientifica mondiale, per sostenere e spingere più efficacemente l’innovazione.
I campi di ricerca in cui sono impegnati in prima linea i ricercatori sostenuti da Facebook sono molteplici: machine learning, computer vision, comprensione del linguaggio naturale, sviluppo di sistemi di guida assistita e autonoma, di sistemi per l’analisi e la diagnosi di immagini mediche e altro ancora.
Avere di fronte il direttore del Facebook Ai Research è anche un’ottima occasione per chiedere dove e perché oggi l’online social network più frequentato al mondo fa uso di intelligenza artificiale: “Le applicazioni sono molteplici – risponde LeCunn – per fare un esempio, usiamo l’Ia per analizzare tutti i contenuti che vengono pubblicati dal nostro network (tra i 2 e i 3mila post per utente mediamente ogni giorno), li comprende (almeno in parte) e poi li mette a confronto con i nostri interessi per cercare di mostrarci quelli che sono più rilevanti per noi“.
L’Ia impara dal nostro comportamento, dai nostri click e like cosa ci interessa davvero, quindi applica queste informazioni come filtro ai contenuti che ci vengono presentati. Per far questo serve una combinazione di tecnologie estremamente complesse come il riconoscimento delle immagini e l’analisi del loro contenuto, oltre che ovviamente la comprensione della parola scritta (per scegliere i testi interessanti o ancora per tradurli in tempo reale) e del parlato (anche qui per tradurlo, oppure ad esempio per generare sottotitoli in tempo reale ai video).
Tutta questa è tecnologia è già disponibile e sovraccarica di lavoro: basti pensare che, tornando al riconoscimento delle immagini, l’Ia di Facebook deve gestire e comprendere un miliardo di immagini caricate ogni giorno – rivela ancora LeCunn – cui se ne sommano altrettante caricate in Messenger. E come se la cava? “Queste tecnologie sono lontane dall’essere perfette – concede il direttore del Fair – ma progrediscono in fretta” e daranno i loro frutti migliori entro i prossimi dieci anni.
E a proposito di futuro, quando gli chiedo invece quali sono le priorità di Facebook sul lungo termine in ambito Ia, LeCunn risponde senza esitazione: “Vogliamo creare il digital virtual assistant perfetto“. Lo scienziato si riferisce a un’intelligenza artificiale con cui “potremo dialogare liberamente e che farà da interfaccia tra noi e il mondo digitale; che ci aiuterà a interagire con gli amici, a navigare le informazioni, a organizzare la vita quotidiana. La tecnologia non c’è ancora e per ora possiamo fare solo cose molto specifiche – conclude – ma il nostro obiettivo sul lungo termine è creare macchine dotate di senso comune che siano capaci di fare più cose ed aiutarci davvero“.
Ci vorranno decenni, dice LeCunn, che però appare anche sicuro che alla fine ci arriveremo. E che sarà un progresso figlio della collaborazione e dell’impegno di tutti, conseguito lungo un percorso che oggi è già iniziato anche grazie a iniziative come il Facebook Gpu Partnership Program.
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