Mika al Wired Next Fest: “Il mio nuovo album sarà colorato ed estremamente intimo”

A Firenze, dove è salito sul palco del Wired Next Fest nella giornata conclusiva di eventi tra l’entusiasmo generale, Mika è di casa e non è un’esagerazione dirlo. Lo scorso gennaio, infatti, il cantante di origine libanese ha ricevuto dal sindaco della città Dario Nardella a Palazzo Vecchio l’onorificenza delle chiavi della città.
Il Wired Next Fest come ottima occasione per essere a Firenze e parlare di musica, del suo sound, raffinato ma semplice e capace di toccare i cuori del pubblico. Uscita rara, perché, come confermato dall’artista, “sono nascosto perché dopo tutti questi anni di tv, voglio scrivere, rimettere tutto in ordine; sono uscito pubblicamente solo due volte prima del Fest”.
Anche per un artista di fama, e di livello globale, come Mika, la semplicità, tema di questa edizione del Wired Next Fest fiorentino, è un argomento complesso, nella musica ma anche nel privato. Come ammette davanti alla platea del Salone dei Cinquecento, semplicità è “la parola più complicata nel mondo, ci vuole tantissimo per arrivare alla semplicità; è la sfida più grande della mia vita, trovarla in una canzone ma anche in una decisione emotiva“.
Il cantante sta finendo la scrittura del suo nuovo album, “diventerà la mia vita per i prossimi tre anni”. Uscirà nel 2019, ha iniziato a scriverlo due anni fa. Sarà un album estremamente personale, dichiara il cantante, “dirò cose molto intime, sarà super pop e super colorato, non so come andrà, è diverso da quello che gira ora in radio. Dirò cose che non ho mai detto, neanche nelle interviste”. L’ultimo album da studio risale al 2015, No Place in Heaven; finita la scrittura procederà con la produzione; per l’occasione ha chiamato anche i collaboratori più stretti a venire a lavorare in Italia, dove bilancia gli impegni professionali con altre cose più terrene e semplici ma solo apparentemente. Eppure, tornando ancora sul tema della semplicità, afferma che “una cosa semplice non esiste, per essere semplici finiamo per fare le generalizzazioni. La semplicità non esiste proprio, la vita è complicata; ma se trovi una chance di capire tutto il casino che c’è attorno a te, puoi organizzarti e reagire più chiaramente agli eventi. La nostra filosofia personale dà senso alla vita, diversamente non ne ha”.
Gli anni passano e i vantaggi della tecnologia, nella musica, fanno il paio con i ricordi e le differenze dei primi anni di professione. Racconta infatti al pubblico: “Il mio primo album l’ho scritto a casa, le demo sono diventati dischi. Ora ho deciso di tornare a scrivere un album intero a casa, negli States. Ma amo essere anche in Europa e scrivere qui. Con la tecnologia registri il primo riflesso di un pezzo e catturare la nascita di un pezzo è bello. Ho visto personalmente il salto tecnologico, che c’è stato, prima c’erano più decisioni da prendere, ma anche più cura; oggi è diverso, da un lato è più semplice, dall’altro”.
Percepito come artista legato anche all’Italia, perché anche nel nostro Paese vive e lavora, Mika non nega anche una battuta sull’attualità e sulla percezione di un certo cambiamento italiano. Riconosce che “in certi modi sì, l’Italia è cambiata. Mi sono trovato in un paese con un mix, che mette assieme Nord e Sud, per me questo corridoio europeo è enorme parte della bellezza italiana. Mi trovo bene in questa topografia culturale, da anglo-libanese. Non mi piace la cultura della paura che vedo, cultura della paura, della malainformazione, ma non succede solo qui”.
Per i fan non resta che ingannare l’attesa, anche perché Mika non ama molto rivelare troppo, in particolare sulle piattaforme social, in quanto “mi dà ansia questa interface; scrivi una cosa e c’è una reazione subito, è una sorta di tortura mentale. Qualsiasi cosa tu possa dire, non hai tempo di argomentare”. 
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