Nasce il Lego del fintech: vende i mattoncini della banca del futuro

Fabrick alla fiera del fintech di Amsterdam, Money 2020 (foto: profilo Twitter Fabrick)La campanella è suonata qualche mese fa. Il 13 gennaio è entrata in vigore la Psd2, la nuova direttiva europea sui pagamenti. Il regolamento punta a rendere più semplice l’ingresso nel settore bancario di aziende che non sono nate per fare credito. Stimola la trasformazione fintech e la spinta verso lo scambio di denaro disintermediato. Per le banche tradizionali è un’invasione di campo senza precedenti. Tanto che uno studio della società di consulenza finanziaria Klecha, diffuso a marzo, prevede che la Psd2 “nel lungo termine, potrebbe portare alla disintermediazione tra le banche e la propria clientela”. Le banche rischiano il sorpasso a destra e sinistra. Da un lato colossi della tecnologia, come Apple, Google e Samsung, sbarcati nel settore dei pagamenti. Dall’altro startup della finanza digitale (fintech), come l’italiana Satispay.
Secondo uno studio di Deloitte, presentato alla fiera dell’industria finanziaria Money 2020, Psd2 sta accelerando la collaborazione tra banche e altri operatori. Obiettivo: sviluppare nuove opportunità di affari e non farsi fagocitare dai riflessi del regolamento europeo. Klecha stima che fusioni e acquisizioni aumenteranno, visto che in Europa operano almeno 50 aziende nel settore dei servizi di pagamenti e solo tre hanno quote di mercato superiori al 5%. D’altronde, con la Psd2 l’ok di un cliente sarà sufficiente a piattaforme di ecommerce o aziende tech per bussare direttamente alla porta delle banche, scavalcando intermediari come le reti di carte di credito.
In questo scenario si inserisce la mossa del gruppo Sella: costruire una società che faccia innovazione nel settore bancario. Fabrick, questo il nome della controllata, è una sorta di scatola di Lego da cui istituti di credito, startup del fintech o grandi aziende che hanno bisogno di sviluppare servizi finanziari possono pescare i mattoncini per costruire il proprio progetto. Al suo interno aggrega imprese che già facevano finanza digitale. Come Hype e Axerve, riconducibili al gruppo Sella. La prima offre sistemi per gestire le operazione bancarie. La seconda è un sistema per accettare pagamenti.
Fabrick ha il 100% anche di Kubique, che sviluppa soluzioni software per la gestione di cassa della catena dei fornitori. E ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto per scalare Vipera, che offre soluzioni per il fintech su mobile. Nella piattaforma del gruppo Sella sono entrare anche Innoblu (consulenza per l’innovazione), Codd&Date (business intelligence) e Dpixel (acceleratore di startup).
Il modello di business di Fabrick consiste nell’offrire applicazioni finanziarie pronte all’uso o di svilupparne di apposite in tempi stretti. “Abbiamo individuato uno sviluppo con la crescita di altri”, spiega l’amministratore delegato, Paolo Zaccardi. Di fatto il gruppo Sella, dietro l’omonima banca, vende la propria conoscenza e i progetti sviluppati da società satelliti anche a potenziali concorrenti, come altri istituti di credito. “C’è bisogno di un ecosistema. Le banche sono alle prese con la Psd2, che in uno apre i loro conti a terze parti. Si può avere un atteggiamento difensivo o vedere un’opportunità”, osserva l’ad.
Il gruppo Sella conta di collocare le app anche al di fuori del recinto finanziario propriamente detto. Fabrick, per esempio, sta lavorando a un sistema di gestione delle operazioni bancarie per le piccole e medie imprese. E uno dei primi progetti messi a segno è stato con Telecom, che con Hype ha realizzato la carta prepagata Tim personal. Il profitto si sposta così dalla gestione propriamente detta dei servizi alla messa a reddito della conoscenza accumulata in questo campo, vendendo infrastrutture finanziarie intere o a pezzi che restano dietro le quinte. Un modello aperto, già visto in un’altra operazione della banca piemontese: l’apertura a Milano del primo Fintech district, un coworking per startup operative nella finanza digitale.
Primo partner della galassia fintech è Blender, società di Tel Aviv che fa prestiti peer to peer. “Una delle convinzioni su cui si fonda il modello del nostro ecosistema, è che le fintech hanno dimostrato fino a qui di essere in linea di massima focalizzate su un solo servizio e di farlo benissimo. Noi le aggreghiamo sostenendone da un lato la crescita e offrendo al contempo agli operatori a cui ci rivolgiamo soluzioni che sono molto più efficienti e convenienti di quelle che potrebbero svilupparsi internamente”, osserva Zaccardi.
Il fatturato della piattaforma aggregata vale meno di 30 milioni di euro ma entro fine anno l’ad conta di raggiungere questo traguardo. “L’obiettivo entro tre anni è di arrivare a 50 milioni di euro di fatturato, anche se il modello guarda a opportunità di investimento sotto forma di acquisizioni o di sviluppo della crescita”, spiega l’ad.
In Cina, che per Klecha rappresenta un buon esempio di cosa potrebbe succedere in Europa con la Psd2, l’80% dei pagamenti digitali è operato da piattaforme mobile. E Alipay, il sistema di pagamento del gigante dell’ecommerce Alibaba, e Wechat Pay, che viaggia sul Whatsapp locale, transano il 90% dei pagamenti via smartphone. Tanto che Ted Moynihan, partner direttivo della divisione servizi finanziari per la società di consulenza Oliver Wyman, puntualizza in uno studio sul futuro delle banche: “Per i servizi finanziari è giunto il momento di imparare e reagire, altrimenti continueremo ad assistere al trasferimento di valore ad altri settori economici”.
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