“Non sono un robot”: l’Intelligenza Artificiale ora sa risolvere i CAPTCHA

(Unplash/Alex Night)“Non sono un robot”: anni e anni di certezze svaniscono all’ombra dell’Intelligenza Artificiale. Non paga di aver battuto giocatori di Go come piovesse, ha fatto fuori un baluardo della differenza tra uomo e macchina: il CAPTCHA. Il test che per eccellenza segna il confine tra ciò che è umano e ciò che non lo è, chiedendo all’utente di rispondere a delle domande (tipo: scrivi la sequenza di lettere e numeri che vedi), è stato fregato da una macchina.
Secondo una ricerca pubblicata da Science, un nuovo tipo di Intelligenza Artificiale ha risolto alcuni tipi di CAPTCHA con una precisione fino al 66,6%. Tanto per capirsi, spiega Motherboard, gli esseri umani possono risolvere lo stesso tipo di CAPTCHA con una precisione dell’87%, considerate alcune differenze di interpretazione. Ma soprattutto: un CAPTCHA è da considerarsi “rotto” se un bot riesce infrangerlo anche solo nell’1% dei casi. 
I Completely Automated Public Turing tests to tell Computers and Humans Apart sono stati inventati alla fine degli anni Novanta per prevenire truffe e spam da parte dei bot. L’idea era di creare un meccanismo che non fosse troppo difficile da decifrare per l’essere umano, ma impossibile da capire per chi umano non era. Per quanto i computer non abbiano ormai pochi problemi a riconoscere immagini, quelle distorte continuano a metterli in difficoltà. Per intendersi: un conto è la versione di una lettera in infiniti diversi caratteri, un altro è la lettere passata sotto la lente della distorsione. O almeno, lo era.

Nella corteccia visiva umana infatti, i neuroni riconoscono caratteristiche come bordi e superfici. Altri ancora i movimenti, ma in questo caso non è rilevante. Invece che osservare una scena o un oggetto come una raccolta di queste componenti, però, i neuroni si muovono e comunicano in modo da capire quali caratteristiche fanno parte del singolo oggetto. Il riconoscimento — spiega ArsTechnica — viene ricostruito in base a una scala gerarchica degli oggetti. Proprio questo permette all’umano di riconoscerli anche quando si presentano con un orientamento diverso dal consueto, o quando sono oscurati in parte. Riusciamo a distinguere una lettera anche se è storta, ribaltata, o messa di traverso e per cercare di ricreare lo stesso meccanismo, in ambito artificiale, i ricercatori hanno creato una RCN, Recursive Cortical Network. 
L’algoritmo presentato ha risolto i reCAPTCHA con 66,6% di precisione, BotDetect a 64,4% di precisione, quelli di Yahoo! con il 57,4%, e quelli di Paypal con il 57,1%, e il tutto dopo aver incamerato solo pochi dati. Per reCAPTCHA, ad esempio, l’algoritmo è stato addestrato su soli cinque esempi non distorti per ogni carattere, mentre altri algoritmi hanno avuto bisogno di molte più informazioni — nell’ordine di decine di migliaia. 
Tutto questo, al di là di un plauso ai prodigi della scienza, si traduce nella necessità, per gli umani, di individuare sistemi di sicurezza più robusti. Google ci sta già provando, con la versione audio dei reCAPTCHA. Anche in questo caso però, un gruppo di ricercatori del Maryland ha già accettato la sfida sonora. E ora, dimostrate di essere umani.
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