Onde medie libere, è il momento giusto per chi vuole aprire una radio

C’è tempo fino al 30 settembre per candidarsi a gestire una delle 148 frequenze radio a onde medie a modulazione di ampiezza che il ministero dello Sviluppo economico ha messo al bando.
Da Aosta alla Piana di Sibari, da Torino a Milano, da Città di Castello a Bressanone, le onde medie erano fino a poco tempo fa esclusiva della Rai, ma ora il ministero ha ricevuto l’input dall’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) ad aprirle a tutti i potenziali gestori. Se il sogno di una vita è stato quello di mettersi ai microfoni di una radio, quindi, è il momento di farsi sotto.
Le onde medie, come si lgge nella delibera Agcom, sono destinate “ad operatori, nuovi entranti o già presenti sul mercato, per lo svolgimento di attività radiofonica in piccoli bacini territoriali (radio di quartiere, comuni)”. Quindi frequenze adatte “a organizzazioni senza scopo di lucro, a istituti universitari”, ma anche società individuali o consortili.
Obiettivo dell’Agcom è favorire la “la posizione dei soggetti nuovi entranti”, perciò nel punteggio assegnato per decidere chi abbia i titoli per ottenere la concessione, la voce “potenzialità economica” è stata ridimensionata, a favore di elementi progettuali come i tempi di realizzazione, l’estensione della copertura, l’innovazione tecnologica, l’uso di tecnologie digitali (come il Drm, ossia il sistema Digital radio mondiale), varietà e quantità della programmazione con ”finalità sociale o di pubblica utilità”. Tutto questo vale un massimo di 40 punti. Fino a 25 se ne ottengono con “il progetto di impiego della risorsa radioelettrica”, altrettanti ne vale la qualifica di “soggetti nuovi entranti”, mentre la potenzialità economica pesa fino a un massimo di 10 punti.
Le frequenze non saranno assegnate in concessione, bensì in diritto d’uso per vent’anni. Anche chi già trasmette su queste frequenze deve partecipare al bando per ottenere il via libera dal Mise, altrimenti rischia di dover passare il testimone a un nuovo operatore. Non è previsto un investimento minimo, né sono ancora precisati i costi dell’usufrutto. Sarà un “pagamento annuale dei diritti amministrativi”, spiega il Mise, ma per l’importo esatto bisogna attendere.
Per candidarsi bisogna ottenere un’autorizzazione generale: non dà il diritto a trasmettere, ma è la conditio sine qua non per partecipare alla procedura di assegnazione, e si ottiene per silenzio assenso dopo 60 giorni. Dato che il bando è del 4 agosto e la scadenza è stata fissata il 30 settembre, farà fede anche la richiesta di autorizzazione come viatico per partecipare.
Se le richieste per una determinata frequenza non superano le disponibilità, “il Ministero concederà i diritti d’uso ai richiedenti”. Il sistema dei punteggi entrerà in funzione solo se i candidati fossero superiori alle frequenze tra cui scegliere. Chi dovesse perdere, potrebbe ottenere una frequenza tra quelle non assegnate.
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