Perché La La Land può puntare agli Oscar

Il primo pezzo della stagione degli Oscar, come quasi di rito negli ultimi anni, lo abbiamo visto qui al Festival del cinema di Venezia (e arriverà in sala a ottobre), è La La Land, di Damian Chazelle, ed è un musical volutamente démodé, che cerca l’impresa impossibile: fare oggi, in maniera moderna e vorticosa, quello che si faceva ieri con passo compassato.
Benché molto ambientato nel presente, cioè molto radicato in un’ambientazione e in vite moderne, questo musical furioso racconta nella prima parte di un’attricetta in cerca di successo che incontra un pianista jazz che vorrebbe aprire un locale. I due si innamorano con la fatica, il corteggiamento m anche il senso d’ineluttabilità dei vecchi film. Poi nella seconda condurranno le loro lotte per raggiungere i rispettivi sogni e lo faranno con la crudezza del cinema contemporaneo, dunque meno zucchero e più realismo.
“La realtà non è all’altezza dei nostri sogni” è la frase con cui il regista spiega il film e, nonostante possa sembrare una considerazione pessimista, in realtà La La Land è un gioiello di felicità colori e musica trascinante. Del resto basta vedere il trailer per capire che il jazz delle musiche di La La Land non è musica d’ambiente, somiglia a quello indemoniato delle grandi big band di Art Blakey o Kenny Clarke più che a quello del muzak da ascensore “tanto rilassante”, come viene detto con orrore nel film. Lo può immaginare bene chi ha visto Whiplash, film precedente di Chazelle, che con questo ha più di un punto in comune. A unirli non è tanto una storia di lotta per emergere, che ricordava quasi la tenacia di Rocky, ma semmai l’idea alla base: per farcela, per realizzare un sogno, per essere davvero bravi in qualcosa, bisogna sacrificare tutto. Il vecchio mito della felicità sentimentale e del successo non esiste.

Le canzoni e i balli non sostituiscono mai i dialoghi, cioè non è un musical in cui i personaggi si parlano cantando, ma sono intermezzi che sostituiscono le scene più banali (meglio ballare insieme che il solito noioso corteggiamento), come per i film di Vincent Minnelli. E nonostante qualche fatica nella seconda parte (un filo troppo lunga), lo stesso da La La Land si esce con le musiche in testa e la voglia di ballare, con la sensazione di aver assistito a qualcosa che non somiglia alla vita ma che parla direttamente di sentimenti.
Siamo dalle parti del cinema tecnico ai massimi livelli che cela se stesso dei film fatti per sembrare semplici e naturali ma in realtà complicatissimi ed elaborati da progettare, scrivere e soprattutto girare. Emma Stone balla, salta e canta, Ryan Gosling le va appresso in duetti leggerissimi e poi suona il pianoforte davvero. Le note che sentite non sono le sue (nei film la musica è sempre doppiata da professionisti) ma le mani si muovono come quelle di un professionista vero, con quella fluidità e rapidità, e non sono quelle di una controfigura da piano, sono le sue, lo si vede bene. Tutti e due recitano, saltano, fanno tip tap e scivolano dolcemente in un setting da intrattenimento classico e contemporaneo ai massimi livelli.
Proprio per questo e per come adora il cinema anni ‘40 e ‘50, per come desidera raggiungere con linguaggio contemporaneo lo stesso traguardo di Un americano a Parigi, questo film che apre la Mostra del Cinema di Venezia, sembra un candidato ideale alla grande stagione dei premi americana, la stessa che qualche anno fa ricoprì di onori un lungometraggio francese muto tutto dedito alla celebrazione della Hollywood dei tempi d’oro: The Artist.
Per arrivare anche solo alle nomination però non basta un buon tema e un buono svolgimento. Serve lavorare di pr, serve una produzione disposta a investire e serve essere visti, serve cioè  arrivare a chi vota le nomination (le guild di ogni settore, cioè l’associazione registi per il miglior regista, quella degli sceneggiatori per le sceneggiature ecc. ecc.). Poi vincere sarà un altro paio di maniche.
The post Perché La La Land può puntare agli Oscar appeared first on Wired.




Leggi la notizia completa