Perché Raffaella Carrà è un’icona transfemminista senza tempo

Raffella Carrà, Canzonissima, 1971 (Foto: Rino Petrosino/Mondadori via Getty Images)Una celebre frase di Antonio Gramsci dice : “Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri”. Nei momenti di grande cambiamento, è vero, possono nascere mostri. Oppure possono accadere meraviglie. In un’Italia in bilico tra modernità e passato, tra Democrazia Cristiana e PCI, schiacciata dai giovani in rivolta e dal bigottismo più spinto, una giovane donna emiliana arrivò a incarnare il cambiamento e a farlo diventare, sempre per citare Gramsci, “nazionalpopolare”. Quella donna era Raffaella Carrà. Dopo una breve ma fortunata carriera di attrice, è approdata negli schermi in bianco e nero della Rai portando non una ventata di aria fresca, ma un vero e proprio tornado.
Sentirete e vedrete quel caschetto e quell’ombelico molte volte in queste ore che seguono la sua scomparsa, ma senza esagerare dovete immaginare quell’ …




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