Perché vogliamo la serie tv di Amazon con Jean Claude Van Damme

È iniziata la pilot season di Amazon. Un’altra volta. A differenza di Hbo, Netflix e qualsiasi altro canale o servizio on demand, Amazon le sue serie tv lascia che siano gli spettatori (o meglio, i suoi clienti Prime statunitensi) a farle partire, a decidere quali iniziare a produrre e quali non considerare nemmeno.
L’azienda compie una grande preselezione e poi propone alcuni tra i piloti migliori al pubblico. I più votati diventeranno una serie, gli altri no. È il metodo che ha consentito ad Amazon di lanciare con un buon grado di sicurezza Mozart in the Jungle o Transparent. Insomma il sistema funziona e questa stagione c’è un pilota che andrebbe subito votato se solo si avesse un account Prime americano, quello di Jean Claude Van Johnson.
Il concept già vale la visione: Jean Claude Van Damme, star dei film d’azione di almeno vent’anni fa è in realtà sempre stato un agente segreto con il nome di Jean Claude Van Johnson, le riprese in altri continenti dei suoi film erano scuse per coprire operazioni ad alto rischio portate avanti con il medesimo abuso di calci rotanti ammirato nei film. Nonostante sia da qualche anno in pensione, l’attore, per motivi sentimentali, decide di ritornare nel giro grazie al suo agente (che è anche il suo contatto presso i servizi segreti) trovando un’industria del cinema molto diversa che lo impiega nel ruolo di Huck nell’adattamento action di Huckleberry Finn (in cui Tom Sawyer è una donna e si fanno molte arti marziali).
Il bello è che non stiamo parlando di una serie tv seria, ma una con episodi da 30 minuti definibili solo come esilaranti. Almeno se mantengono lo standard del pilota.
A scrivere c’è Dave Callaham, una filmografia di action movies non proprio di serie A (ha iniziato con Doom) più la serie di I Mercenari, che tira fuori un’insospettabile verve, unita a una più prevedibile perfetta conoscenza del mondo del cinema d’azione, delle sue sclerosi, le sue fissazioni e i suoi lati grotteschi.
Invece a dirigere il pilota, e probabilmente a fare da show runner come si conviene in questi casi, c’è Peter Atencio, uomo di più comprovata abilità nel campo della commedia e della televisione.
Jean Claude Van Damme nell’adattamento action di Huckleberry Finn (lei è Tom Sawyer)
Il risultato è un mix di assurdo e inatteso, di autoironia di Van Damme nei panni di se stesso (viene costantemente confuso per altri, ha una casa in cui ogni oggetto porta le sue iniziali e vuole ricordare a tutti che il suo film Timecop è meglio di Looper) e trovate comiche sulla tendenza ai remake e i riadattamenti, sulle dinamiche dei film d’azione e ovviamente sulla mitologia delle arti marziali che circonda il cinema di Van Damme. Jean Claude Van Johnson prende la pancia e la riempie di risate passando per battute e luoghi che non ci aspettiamo, cogliendo di sorpresa con dei flashback in cui il giovane Van Damme è interpretato dal vecchio Van Damme con in più soltanto una parruccona che imita i capelli che aveva in Senza Tregua.
È impossibile a questo punto non pensare a JCVD, il film del 2008 in cui l’attore, sempre con un certo equilibrio tra commedia e serietà, interpretava una versione distopica di se stesso, ostaggio in un banca e in crisi familiare oltre che professionale. Quel film belga oltre a mettere il vero Van Damme a contatto con veri criminali (che ovviamente lo ammirano), riusciva anche a tirare fuori momenti di spiazzante sincerità da parte dell’attore che, oscillando continuamente tra finzione e realtà, arriva a confessarsi guardando dritto in camera. Da lì in poi lo statuto metacinematografico di Van Damme ha fatto un salto di qualità e l’attore ha cominciato a lavorare sul proprio retaggio come la spaccata per lo spot Volvo insegna.
Se diventasse una serie, Jean Claude Van Johnson sarebbe il punto d’arrivo di tutto questo, porterebbe Van Damme anche più in là di quanto tentato da Bruce Campbell circa 10 anni fa con My Name is Bruce, quando ripercorreva il proprio mito cercando di affermare che ciò per cui è famoso (cacciare demoni nella serie La Casa) è tutto vero o da Michael Keaton in Birdman, da Robin Wright in The Congress o ancora dall’antesignano di tutti: John Malkovich in Essere John Malkovich.
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