Person of Interest: Recensione della quinta stagione

Person of Interest: Recensione della quinta stagioneTelefilm Central
Siamo giunti alla quinta ed ultima stagione di Person of Interest, serie partita un po’ in sordina, e comunque rimasta di nicchia anche negli anni, ma che ha dato tantissime soddisfazioni a chi ha proseguito nella visione fino al suo series finale. Si può dire, infatti, che la prima stagione avesse dato l’impressione che la serie fosse costruita per mostrare quasi esclusivamente casi della settimana e capisco benissimo che per molti questo ppossa essere stato un deterrente. Invece, dalla seconda stagione si è subito percepito il potenziale enorme di Person of Interest e chi ha resistito fin lì se ne è subito reso conto piacevolmente: la trama orizzontale si è andata sviluppando ed approfondendo sempre più, creando un intreccio che ha saputo regalarci una storia avvincente, colpi di scena grandiosi, morti eccellenti, riflessioni su etica e moralità, personaggi a tutto tondo ed interazioni tra loro realistiche ed emotivamente coinvolgenti, con attori bravi e sempre in parte. Tutto ciò immerso in una trama in cui niente è stato lasciato al caso e tutto è sempre stato ben analizzato e ponderato.
La quinta stagione non si discosta certamente da queste caratteristiche. Nei primissimi episodi assistiamo assistito alla lenta rinascita della macchina dopo la sua quasi distruzione nel finale della quarta stagione e vediamo i suoi sostenitori riunirsi per continuare a combattere per lei. Reese, Finch e Root ci hanno messo davvero poco a ritrovarsi, mentre per Fusco e Shaw il percorso è stato più lungo. Fusco è sempre stato all’oscuro di ciò che il mitico team portava avanti con la Macchina, eppure è rimasto per anni un loro collaboratore; ma ad un certo punto dice basta: o la verità oppure non avrebbe più lavorato con loro. Dopo varie titubanze, Reese gli confida tutto, convincendolo a diventare finalmente un vero soldato della Macchina.
Per quanto riguarda Shaw, speravamo tutti che la ragazza fosse viva ed infatti così è stato, anche se l’abbiamo vista prigioniera di Samaritan & CO decisi a farle un lavaggio del cervello per portarla dalla loro parte. Molto bello l’episodio in cui tutto si svolge nella sua mente, ma solo alla fine noi con lei ci rendiamo conto che sitrattava tutto di una finzione.
Shaw torna, con grande gioia degli altri quattro e soprattutto di Root visto che le due sono legate da un sentimento molto profondo. Purtroppo, però, hanno poco tempo per stare insieme perchè Root muore in una delle tante battaglie che i nostri devono affrontare. Molto poetico il fatto che la Macchina, lasciata libera di scegliere chi essere e abbandonando la consueta voce metallica, scelga proprio la voce di Root per esprimersi, quella che è stata la sua combattente più fidata, convinta e premurosa. E così a noi è restata l’impressione che la ragazza non ci abbia mai davvero lasciato.
Anche l’intimo scontro etico di Finch non è stato abbandonato, lui che non riusciva a capire cosa fosse giusto “lasciar fare” ad una intelligenza artificiale. Finch haa sempre limitato la Macchina per paura di ciò che sarebbe potuto succedere e ora arriva al punto di pensare che sarebbe stato meglio non averla mai inventata. Ma la Macchina stessa gli mostra cosa ne sarebbe stato di ognuno di loro senza di lei, ossia senza una via da seguire, uno scopo che ha potuto portarli tutti sulla retta via. E’ questo a convincerlo a liberarla.
Dopo tante peripezie, i nostri trovano un virus che potrebbe eliminare il grande avversario, ma potrebbe anche far sparire per sempre la Macchina. Corrono comunque il rischio e ciò si rivela la mossa migliore. Samaritan e Greer vengono sconfitti, ma purtroppo perde la vita anche Reese per proteggere quel Finch a cui ha imparato a voler bene, che ha giurato di difendere e che gli ha dato uno scopo nella vita. Molto bella questa scena finale con la voce di Root/Macchina in sottofondo che racconta cosa ha imparato: tutti moriamo da soli, ma se siamo rimasti nel cuore di qualcuno, allora vivremo per sempre.
Gli ultimi minuti vedono Finch abbandonare tutto e finalmente riunirsi a Grace e la Macchina che riesce a salvarsi dal virus e si riaccende facendo squillare un telefono pubblico nelle vicinanze di Shaw: la serie è finita, ma non il loro lavoro che proseguirà nel nostro immaginario. In tutto ciò non si può evitare di sottolineare anche il gradito ritorno (ma poi decesso) di Elias e la presa di coscienza che in altre città la Macchina porta avanti il suo lavoro con altri suoi sostenitori ed aiutanti.
Insomma, un finale che rende onore a tutto ciò che questa serie è stata e ci ha dato. In questa quinta stagione abbiamo visto lo scontro Macchina/Samaritan, ma c’è stato moltissimo spazio anche per i personaggi, per il sentimentale ed il poetico che hanno emozionato e commosso. E’ davvero un gran dispiacere dover dire addio ad una serie come Person of Interest e non è stato bello il trattamento che la CBS ha riservato a queste ultime tredici puntate (la messa in onda ce l’hanno fatta sudare per poi sbrodolarci due puntate a settimana), ma la chiusura programmata ha almeno permesso di dare un senso ed una chiusura fantastica alla storia.
Person of Interest: Recensione della quinta stagioneTelefilm Central




Leggi la notizia completa