Sistema operativo già installato? Non è contro le regole

(Foto: Getty Images)
Secondo una sentenza dell’ottava sezione della Corte di giustizia dell’unione europea, emessa ieri, vendere a un consumatore un computer già dotato di programmi informatici preinstallati non è una pratica commerciale sleale, in quanto tale: così si è espressa la corte in Lussemburgo, sul caso Deroo-Blanquart contro Sony Europe.

#ECJ rules that selling a computer with pre-installed software is not in itself an unfair commercial practicehttps://t.co/B0sMPtNgss
— EU Court of Justice (@EUCourtPress) 7 settembre 2016

Un caso che risale al 2008 quando il cittadino francese, dopo aver acquistato un portatile dell’azienda già provvisto di  programmi informatici preinstallati (tra cui Microsoft Windows Vista edizione Home Premium) si era rifiutato di sottoscrivere il contratto di licenza utente finale del sistema operativo, richiedendo a fine 2008 il rimborso del prezzo di acquisto corrispondente al costo dei programmi installati. E cominciava quindi una lunga vertenza con il produttore, convinto da parte sua della correttezza dell’offerta non scindibile.
Una vicenda che in Francia si è trascinata per vari gradi, fino poi ad approdare in Lussemburgo, dove si attendeva chiarezza sulla possibilità o meno di vendere un pc provvisto di programmi preinstallati senza che il consumatore possa ottenere lo stesso modello in versione free, ai sensi della direttiva esistente in materia (2005/29).  La corte ha dapprima ricordato che  le offerte congiunte sono atti commerciali strategici di un operatore, utili a incrementare le vendite. E quindi in quanto tali consentiti laddove lo si permette (nella stessa direttiva citata). Inoltre, nel caso specifico, la vendita da parte del produttore di un prodotto già dotato di programmi informatici preinstallati sposa le aspettative di gran parte dei consumatori, i quali “preferiscono l’acquisto di un computer provvisto di programmi preinstallati e di uso immediato all’acquisto separato del computer e dei programmi informatici”.
Certo, conta anche che il consumatore sia informato dell’esistenza esistenza di programmi preinstallati su tale computer e delle caratteristiche precise di ciascuno dei programmi. Inoltre, la pratica è sleale se non rispetta le norme di diligenza professionale o se mira a falsare in misura rilevante il comportamento economico del consumatore medio in relazione al prodotto-
Consumatore medio che però, si presume, sia “normalmente informato e ragionevolmente attento ed avveduto”. Inoltre, la Corte la mancata indicazione del prezzo di ciascuno dei programmi preinstallati non è così rilevante da diventare, in caso di omissione, pratica ingannevole.
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