Terremoto, le scosse che hanno distrutto Amatrice

Sono più di 300 le scosse di terremoto che hanno colpito la provincia di Rieti a partire dalla mezzanotte del 24 agosto. Tante ne ha censite nell’arco di 24 ore l’Iside (Italian seismological instrumentale and parametric database) working group, una piattaforma che fa capo all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.
La terra ha cominciato a muoversi all’1:14, con una scossa di magnitudo 2,7 della scala Richter registrata a poco meno di 29 chilometri di profondità. Due ore più tardi, alle 3:36, è arrivata quella di magnitudo 6,0 che ha distrutto Amatrice, colpendo anche Arquata, Accumoli e Pescara del Tronto, uccidendo almeno 247 persone e costringendone 2.500 ad abbandonare le proprie case, spesso letteralmente sbriciolate dal sisma. Un’ora più tardi la seconda scossa più intensa, che ha raggiunto i 5,3 sulla scala Richter. Ma lo sciame sismico ha proseguito per tutta la giornata, con l’ultimo movimento appena 42 secondi prima della mezzanotte: un colpo più leggero, inferiore alle 2 magnitudo Richter, registrato dai sismografi a oltre 12 chilometri di profondità.
La mappa mostra in verde i quattro comuni più colpiti ed evidenzia l’andamento delle scosse durante tutto l’arco della giornata, con colori che variano dal giallo al rosso a seconda della magnitudo.
Una giornata tragica, quella di ieri, in un Paese fortemente soggetto all’attività sismica. Che l’Italia sia una nazione che debba fare i conti con i movimenti del sottosuolo è cosa nota e i dati lo confermano. Dall’inizio dell’anno ad oggi Iside ha contato più di 8mila scosse, fortunatamente non tutte così devastanti come quella di ieri. Ecco, su una mappa, tutti i movimenti registrati dai sismografi.

L’area più intensamente colpita è quella al confine tra l’Umbria e le Marche, l’alto Lazio e il Molise, all’interno della quale ricade anche la zona interessata dal sisma di ieri. Ma la mappa delle scosse disegna l’intero arco appenninico arrivando fino alla Sicilia. Ed è proprio qui che si è registrato quello che, fino a ieri, era stato il movimento sismico più forte: una scossa di grado 4,2 della scala Richter a 7,4 chilometri di profondità segnalata dai sismografi nel ragusano lo scorso 8 febbraio. Nell’85% dei casi la magnitudo non ha superato le 2 magnitudo Richter e gli strumenti hanno sentito movimenti tellurici fino a 383 chilometri nel sottosuolo, difficilmente avvertibili in superficie.
Il disegno delle scosse riguarda, anche se in maniera minore, l’arco alpino. Restano escluse la pianura padana, le zone costiere ed il Tavoliere delle Puglie. L’area più interessata dal fenomeno resta però quella colpita ieri da un terremoto che ha lasciato un Paese in lutto.
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