Transformers, 5 cose da sapere sulla serie animata

È al cinema in questi giorni il quinto capitolo della saga cinematografica di Transformers, l’ultimo firmato Michael Bay e l’ultimo che conterà sull’interpretazione di Mark Whalberg, subentrato nel ruolo di protagonista dal quarto capitolo, dopo l’abbandono di Shia LeBeouf.
L’ultimo Cavaliere, questo il titolo del capitolo ora in sala, ha già conquistato il box office incassando 1,8 milioni di euro nel primo weekend, ma sta anche facendo molto discutere e sembra aver diviso in due la critica italiana e estera. Da sempre il cinema di Bay è un polarizzatore d’opinioni e anche in questo caso i favorevoli e i contrari si sono sfidati a colpi d’articoli online.
Ma, prima di diventare una saga per il cinema, a partire dagli anni Ottanta i Transformers erano stati protagonisti di una saga animata di successo. Di seguito cinque cose che forse non sapete in merito.
1. Le origini
Nel 1984 gli studi di produzione giapponesi Toei Animation e Tokyo Movie Shinsha, decisero di mettersi in società con la casa di produzione americana Sunbow (rimasta attiva fino al 1998) e realizzare una serie animata per la televisione che portasse in vita le gesta dei Transformers.
Questi robot trasformabili erano nati in origine come linee di giocattoli realizzati dalla Takara (oggi Tamara/Tomy) che, dopo il successo avuto dai Microman e dai New Microman/Microchange, decise di introdurre una nuova linea in cui era ancora più importante il concetto di trasformazione: i Diaclone.
Questi giocattoli si fecero notare dalla società statunitense Hasbro, decisa a avere l’esclusiva dei giocattoli su territorio americano. Americani e giapponesi decisero così di collaborare per il lancio di una nuova linea. Decisero di eliminare l’idea dei piloti umani a favore dei robot senzienti, e di creare due fazioni, una dei buoni e l’altra dei cattivi. Erano nati i Transformers.
2. La prima generazione
Proprio nell’anno dello sbarco della nuova collezione di giocattoli in America e Giappone, ribattezzata Generation 1, arriva in televisione la serie anime. La sceneggiatura (non priva di errori) viene affidata ai giapponesi Shozo Ueara e Keisuke Fujisawa, mentre la regia è americana.
Composta da quattro stagioni e un lungometraggio fu tradotta in più di dieci lingue e, nonostante fosse concepita per il mercato nipponico, ebbe grande successo anche in America, Asia tutta e Europa.
È con questa serie che nasce la netta divisione tra buoni: gli Autobot, pacifici e protettori dei più deboli, e i cattivi Decepticons, violenti e ambiziosi e decisi a conquistare il mondo.
Nella prima edizione italiana delle prime tre stagioni le fazioni e alcuni personaggi furono tradotte con nomi differenti dagli originali (gli Autobot diventarono Autorobot e i Decepticons, Distructors), per un adattamento fedele si dovette aspettare il 2008, quando la serie fu doppiata di nuovo, in vista dell’uscita del dvd.
3. Gli errori
Con la serie tv si arrivò allo scontro diretto tra le due fazioni di Autobot e Decepticons, i due erano guidati da forti e opposti leader: Optimus Prime (Commander nella versione italiana, a capo dei buoni) e Megatron (a capo dei cattivi). Le due fazioni erano identificate attraverso il colore degli occhi (rossi per i cattivi e blu per i buoni) e il simbolo che portavano sul corpo.
La sottile differenza diede il via a una sequela interminabile di errori. In tantissimi episodi i Decepticons erano disegnati con il simbolo degli Autobot sul petto e viceversa. Ma gli sceneggiatori peccarono più volte di superficialità: spesso venivano inseriti negli episodi robot mai visti prima, dei quali non si spiegava nulla al riguardo; altre volte personaggi principali scomparivano del tutto, per tornare qualche episodio più tardi senza spiegazione alcuna.
Infine non è mai stato chiaro il numero esatto dei Transformers arrivato sulla terra e nemmeno se, una volta trasformati in veicoli… andassero a benzina. In una puntata della prima stagione un robot dichiara di essere andato fuori strada perché gli è mancata la benzina, ancora oggi ci si chiede a cosa servano allora i cubi di Energon (minerale immaginario, energia primaria dei Transformers).
4. Le donne robotiche
La serie animata degli anni Ottanta oggi verrebbe definite un tantino misogina, inizialmente infatti i Transformers donna erano considerati un’anomalia, e all’interno della serie venivano definiti come un sottogruppo in via d’estinzione che non sarebbe mai dovuto esistere. Nel corso dei decenni le cose cambiarono e anche i Transformers donna vennero considerate parte integrante della popolazione Cybertroniana e aumentarono di numero.
Nella Generazione 1 si fa accenna a Beta, schiava dei temibili Quintessenziali – i creatori dei Transformers –, si deduce quindi che anche le donne fossero prodotte al pari degli uomini.
Le poche volte che vennero mostrati in tv i Transformers donna, detti anche Femme-bot o girl-bot, queste erano riprodotte con un corpo più gracile e minuto rispetto a quello dei bot maschi, e caratterizzate da curve marcatamente femminili. Nella serie televisiva nessuna donna appare mai tra le fila dei Decepticon, almeno fino all’introduzione di Nighbird, un robot ninja dalle fattezze femminili; non si fa però mai menzione al suo genere.
5. Crossmedialità
Come abbiamo già detto, i Transformers nacquero nel 1984 come giocatoli creati dalla Hasbro che rivisitò l’idea dei Diaclone (giocattoli trasformabili) giapponesi. Dato il successo dell’anime la Marvel Comics decise di produrre una serie di 80 numeri di fumetti (editi in Italia prima da Editoriale Domus e poi da play Press). Ben presto i fumetti diedero vita a un crossover con G.I. Joe, altra creatura della Marvel nata sempre dai giocatoli della Hasbro.
Transformers e la squadra speciale dell’esercito americano G.I. Joe potrebbero presto incontrarsi anche al cinema. La Paramount è infatti al lavoro da qualche tempo su un Hasbro Cinematic Universe che aprirà a crossover pazzeschi ma soprattutto a appuntamenti cinematografici cadenzati e interconnessi che andranno a concorrere con gli universi cinematografici della Marvel e della Dc, ma anche con i nuovi mostri della Universal (Dark Universe) e i film d’animazione Lego.
Nel frattempo sono stati lanciati sul mercato tantissimi videogiochi ispirati ai Transformers e la produzione di serie tv animate è continuata fino allo scorso anno, quando è stata presentata Combiner Wars, ispirata all’ultima linea di giocattoli.
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