Turismo spaziale, è un successo l’atteso test di Blue Origin

Foto: Blue OriginUna uscita di sicurezza per viaggiatori spaziali in pericolo. È questo, sostanzialmente, il sistema appena testato – con successo – da Blue Origin, l’azienda spaziale privata di Jeff Bezos. Ieri, infatti, alle 17.37 ora italiana, Blue Origin ha messo alla prova un complesso sistema di sgancio e atterraggio di una capsula dal suo razzo vettore, progettato per consentire a cosmonauti in difficoltà di abbandonare la nave e rientrare in sicurezza sulla Terra. È stato un successo perfino superiore alle aspettative: secondo le previsioni di molti esperti, infatti, era altamente probabile che il razzo New Shepard, al suo quinto volo e al quarto utilizzo, sarebbe andato distrutto. Invece, dopo un guasto simulato, è riuscito a disfarsi della capsula e atterrare in assetto perfettamente verticale sulla Terra.
Il test era stato annunciato per il 4 ottobre ma problemi di maltempo hanno costretto Blue Origin a rimandare le operazioni al giorno dopo. Il test, cominciato con 35 minuti di ritardo rispetto al previsto, si è svolto senza intoppi: come da programma la capsula si è sganciata dal razzo dopo 45 secondi dal decollo, a un’altezza di 4,9 chilometri, e ha poi aperto i paracadute per atterrare indenne sollevando una nuvola di polvere. Si è staccata dal razzo ed è atterrata indenne. Il momento più critico della missione, come aveva sottolineato Blue Origin prima del test di oggi, sarebbe stato quello dell’accensione dei motori della capsula, che avrebbero sprigionato un getto di energia pari a 3000 newton e avrebbero potuto destabilizzare il razzo. Se il New Shepard avesse accusato il colpo, sarebbe precipitato distruggendosi. Invece non è avvenuta nessuna esplosione: il razzo è rimasto in posizione verticale e ha continuato a scendere di quota finché si è adagiato verticalmente al suolo nel deserto del Texas. Un atterraggio molto simile a quello riuscito più volte ai concorrenti di SpaceX.
Adesso per Blue Origin è tempo di guardare al futuro. Intanto, sia la capsula che il razzo finiscono qui il loro onorato servizio. Entrambi diventeranno pezzi da museo. Nel frattempo l’azienda di Bezos (che tra l’altro è co-fondatore di Amazon) sta già pensando al razzo di prossima generazione per portare finalmente i satelliti commerciali e i turisti spaziali in orbita, il New Glenn. Il nome è ispirato a John Glenn, il primo astronauta americano ad andare in orbita nello spazio. Blue Origin progetta di realizzare un paio di modelli, quello a 2 stadi e quello a 3 stadi. Il primo sarà alto 82 metri, il secondo 95 metri. Un grande passo in avanti, visto che il New Shepard arriva a malapena a 15 metri di altezza. I nuovi razzi saranno pronti entro la fine del decennio.

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