Un italiano su due si pente dei propri tatuaggi

Foto: Getty Images
È un segno indelebile sulla pelle, o forse no. Se oggi il tatuaggio è un desiderio di molte persone, non altrettante decidono di conservarlo: sui sette milioni di tatuati italiani stimati ben 1,2 milioni decidono di cancellarlo. È il risultato di uno studio condotto dal Quanta System Observatory su circa 1600 italiani tra i 18 e i 60 anni.
I dati indicano che il 54% delle donne tatuate e il 48% degli uomini vogliono rimuovere o cambiare il proprio tatuaggio. Chi lo rinnega ha tra i 30 e i 40 anni (68%), mentre la percentuale scende al 45% tra i 18 e i 29 anni e al 41% tra gli over 40. Tra loro ci sono manager (23%), professionisti (21%), impiegati statali (18%), insegnanti (15%), impiegati (11%) e operai (9%).
In testa alla classifica dei tatuaggi più rinnegati ci sono i nomi degli ex (58%), le citazioni celebri (45%) e i disegni tribali (41%). A seguire i disegni fatti con le ex amiche del cuore (37%), quelli venuti male (35%), lo stemma della squadra del cuore (31%), i tatuaggi considerati troppo evidenti o impressi su una parte del corpo esposta (25%), quelli ritenuti imbarazzanti come un lecca lecca o una pin-up (19%), quelli con riferimenti politici o ideologici (15%), o troppo infantili come i personaggi dei cartoni animati (12%)
“Alcuni momenti nella vita delle persone sono così significativi che emerge il desiderio di celebrarne l’esistenza e realizzarne la presenza a livello visivo, sulla pelle, quasi ad indossare un’emozione. Accanto ai molteplici motivi per cui farsi un tatuaggio, è interessante considerare anche quelli per cui alcune persone scelgano di toglierseli”, afferma la psicologa Roberta Ganzetti, dell’associazione Elice Onlus Milano.
Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, il 76% di coloro che vogliono rimuovere o sostituire un tatuaggio sceglie un centro specializzato di tatuaggi, il 9% un centro estetico e il 13% dei centri non autorizzati.
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