Viaggio su Marte, ridete pure, ma il sesso è nemico dello spazio

Da quando Elon Musk e altri ricconi si sono messi in testa che dobbiamo arrivare su Marte il prima possibile, in molte persone si è risvegliato un certo gusto per l’avventura e l’ignoto. Gente che normalmente farebbe fatica a scendere per fare la spesa sembra già pronta per indossare i panni del colono marziano. Tuttavia, proprio in queste ore abbiamo scoperto quale può essere uno dei più grandi nemici della scienza: l’amore e, di conseguenza, il sesso.
Vi ricordate di Pietro Aliprandi? L’unico italiano selezionato tra migliaia di candidati per il progetto Mars One? A quanto pare ha preferito mollare tutto per dedicarsi alla relazione con la propria fidanzata. Non sappiamo se l’annuncio è arrivato prima di eventuale esclusione dal progetto, ma senza dubbio è il caso di aggiornare il famoso detto, perché la potenza di trazione, qua, supera il carro di buoi per attestarsi come minimo attorno a quella di un razzo vettore Atlas.

Quello di Aliprandi è un caso bizzarro, ma evidenzia in parte una problematica forse troppo sottovalutata nella grande corsa all’esplorazione spaziale iniziata in questi anni: le relazioni interpersonali.
Viaggiare nello spazio è un’attività che richiede, per il momento, parecchio tempo, spazi angusti e uno spirito di squadra a prova di bomba. Questo perché ogni intoppo dentro un’astronave ha il brutto vizio di trasformarsi in catastrofe se anche solo un membro dell’equipaggio non collabora perché ha nostalgia della moglie. Immaginate tutti i problemi che possono sorgere all’interno di una nave, un sottomarino o anche solo in crociera con degli amici con cui non avete molta confidenza e moltiplicateli per mille.
In teoria un gruppo di persone sposate potrebbe essere la soluzione ideale, ma basta che una coppia si spezzi per generare tensioni e divisioni decisamente poco salutari. Vi ricordate quando due vostri amici hanno rotto e tutto il gruppo si è dovuto schierare tra chi dava ragione a lei o a lui? Trasportate tutto questo in un ambiente con pochissima libertà personale, continuo contatto fra le persone e il supporto vitale da riparare.
Perché tutto funzioni c’è dunque bisogno di persone disposte a stare per molto tempo lontane dai propri cari senza cedere o, ancora meglio, persone che non hanno alcuna relazione tra di loro, perché se poi si piacciono rischiano di compromettere il gruppo, se poi dopo una relazione litigano le cose si complicano ancora di più. Sarebbe anche meglio che questi single spaziali tutti d’un pezzo non si piacessero troppo a vicenda, perché sesso nello spazio rischia di essere più un casino logistico che un’esperienza da raccontare agli amici.

Per quanto ne sappiamo nessuno lo ha ancora mai sperimentato ufficialmente, anzi, la NASA ha da sempre avuto una politica molto rigida nei confronti del sesso e delle coppie sposate, le cui dinamiche relazionali potrebbero alterare l’equilibrio delle missioni.
Il sesso nello spazio, secondo la NASA, è un casino: la gravità ridotta non solo rischia di farvi venire la nausea se vi muovete troppo velocemente, ma rende difficile persino baciarsi, figuriamoci fare qualcosa di più complesso. Inoltre a meno di non voler rimbalzare in giro per l’astronave, gli amanti dovrebbero essere ancorati tra di loro e a una superficie fissa, una sorta di 50 sfumature spaziali.
C’è poi il problema del calore e del sudore, perché nello spazio forse nessuno potrà sentirvi urlare, ma di sicuro possono vedervi sudare, perché manca la convezione termica che abbiamo sulla Terra, quindi ci sarebbero gocce di fluido corporeo che galleggiano ovunque, la cui provenienza sarebbe meglio non approfondire. Infine, la microgravità influisce sulla pressione sanguigna, che a sua volta influisce sull’erezione e porta alla frase “Non capisco cara, di solito non mi succede”.
Il problema è che, nonostante tutte queste controindicazioni, un eventuale equipaggio misto andrebbe comunque incontro a stress di vario tipo e qualcuno, vinto dall’astinenza, potrebbe comunque fare un tentativo che, nel peggiore dei casi, potrebbe non avvenire col consenso del partner.
Se la cosa ancora non vi ha fatto venire voglia di restare a casa, c’è anche il problema della maternità. Alcuni studi sui topi hanno dimostrato che la microgravità non è un toccasana per i feti, sarebbe quindi totalmente incosciente avere una gravidanza nello spazio, a meno di non poter contare su una camera a gravità artificiale o viaggi che durano veramente molto poco. C’è poi tutta la questione delle radiazioni che non è da trascurare, visto che non siamo ancora certi degli effetti che potrebbero avere sul bambino.
Dunque, ricapitolando, le coppie sposate forse, i single sì, ma non troppo giovani e possibilmente sterili e disinteressati al sesso, perché farlo è una questione decisamente troppo complessa, forse più di riuscire a capire come arrivare su Marte vivi e vegeti.
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