Westworld è grandiosa per gli occhi ma anche per il nostro cervello

La domanda è semplice e suona così: cosa cerchiamo da una serie tv, nel 2016? La risposta è ovviamente variabile: gusti, storia personale, preferenze di genere e tipologia di narrativa, inclinazione verso la commedia o il dramma, punto di vista sul trasporto emotivo necessario e molto altro influenzano le nostre convinzioni e il nostro giudizio su un prodotto audiovisivo. Cercando di restare il più possibile oggettivi, però, non si può fare a meno di notare che Westworld sia già un vero e proprio fenomeno mediatico a tasso di coinvolgimento collettivo gigantesco.
Partiamo dalle basi. Westworld è la storia di un parco a tema le cui attrazioni sono degli androidi che, in seguito a un’update che li rende capaci di sognare (ma, in realtà, di ricordare le loro sceneggiature precedenti in maniera non differente da quanto avverrebbe con gli esseri umani se avessero memoria della reincarnazione) minacciano di disgregare il tessuto di una macchina miliardaria. Fino a qui la serie è Jurassic Park, saga con cui condivide l’autore de l’originale Il mondo dei robot, Michael Crichton; eppure la mano pesante dei creatori della serie tv Hbo e lo zampino del maestro dei rompicapi JJ Abrams hanno trasformato una storia apparentemente non troppo complessa nell’oggetto per il piccolo schermo più intricato e intrigante che si sia, probabilmente, visto fino a questo momento.
Ogni giorno le testate del pianeta sfornano articoli su Westworld. Gli utenti di Reddit si accavallano con teorie pazzesche su quanto stia effettivamente accadendo nel luna park della Delos (la misteriosa compagnia che lo possiede) mentre nuovi interrogativi nascono di puntata in puntata a fronte di un numero mai soddisfacente di risposte. Abbiamo già vissuto tutto questo, se ricordate: erano i tempi di Lost, uno show con cui la creazione di Nolan e Joy ha in comune, soprattutto, l’istigazione all’aggregazione mirata a trovare la possibile soluzione di un mistero. La mente di un grande numero di individui è all’opera quotidianamente su una serie che finisce per funzionare da agente di costruzione di comunità piccole e grandi; da collante sociale in piena regola.
Il tasso di engagement di Westworld, per dirla con un termine rubato al marketing, è elevatissimo. Sarà (molto) meno fluida di un altro piccolo colosso come Stranger Things, e sarà – soprattutto – meno coinvolgente dal punto di vista emotivo e più cerebrale ma dire che non ci si innamora della (enorme) quantità di protagonisti dello show è quanto meno discutibile. Siamo alla settima puntata della prima stagione, eppure abbiamo già un’idea molto chiara di chi è ciascuno dei personaggi, di cosa vuole, del perché lo vuole e di come desidera ottenerlo. Abbiamo opinioni forti su ognuno, ci poniamo quesiti di ogni sorta sui loro piani e restiamo sempre a bocca aperta perché ci è sfuggito qualcosa. Spingiamo il tasto pausa e sentiamo il bisogno di commentare cosa accade al Man in Black, a Dolores, a William, a Maeve, a Bernard e a tutti gli altri. Praticamente un miracolo in un’epoca in cui l’attenzione di ciascuno è quanto mai contesa nell’eccesso di stimoli che provengono da ogni lato.
Westworld, insomma, riflette appieno la magia della grande televisione contemporanea. L’unica possibile. Che non sta nell’assoluta verosimiglianza di un arco narrativo o di un altro; non sta in uno sbadiglio sfuggito al trentesimo minuto di un episodio; non sta nel colpo di scena improvviso che tiene incollati allo schermo. Il potere di una grande serie, oggi, dev’essere ed è unire persone lontane: nel dialogo, nella riscrittura di una realtà condivisa, nel piacere di scoprire che qualcuno la pensa oppure non la pensa come noi su un dato aspetto di un prodotto apprezzato e amato.
Di questo si tratta: guardando Westworld, il mondo contribuisce attivamente a Westworld. Negli anni in cui vanno in onda quasi 500 serie tv diverse nell’arco di dodici mesi, a una produzione per il piccolo schermo non si può chiedere di più.
Westworld sì o Westworld no?
Su Wired.it ha scritto anche chi non è rimasto soddisfatto della serie.
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